Puglia è anche Carnevale, maschere e tradizioni. La nuova campagna di febbraio di Pugliaopromozione declina il claim della puglia inaspettata, già utilizzato per Natale con il famoso albero di pomodorini appesi, dando vita alle nove lettere della parola “CARNEVALE” che, tra pennelli, colori, strumenti e fantasia di un cartapestaio, raffigurano alcune maschere pugliesi.
Il tutto è raccontato anche in un video in cui un Maestro, tra ricordi, vissuti e autenticità, modella cartapesta e dipinge emozioni (https://rpu.gl/CarnevaleinPuglia). La campagna è online, sui canali social @WeAreinPuglia e negli aeroporti di Bari e Brindisi ad arrivi e partenze: nove lettere che compongono una scritta colorata, Carnevale, con l’accenno a nove diverse maschere della tradizione canevalesca pugliese. Nel lancio dei festeggiamenti del Carnevale che in Puglia anima il mese di febbraio tra tradizioni antiche, maschere e carri allegorici, troviamo Farinella, tipica del Carnevale di Putignano, la festa mascherata più antica d’Italia con i suoi enormi carri allegorici, una maschera tradizionale che al tempo stesso rappresenta anche un piatto tipico della gastronomia locale. Altre maschere sono Gibergallo, un simpatico pagliaccio in frac, con gallo al guinzaglio, che ha origine da Gilberto Gallo, un cittadino massafrese che ogni anno, amava mascherarsi così, e Lu Pagghiuse, un contadino in abiti tipici, con bisaccia e cupa cupa. Entrambe del Carnevale di Massafra con le sue coreografie fatte da gruppi folkloristici e gente del luogo. Ze Peppe invece è il simbolo del Carnevale di Manfredonia, con la sua bellissima Sfilata delle meraviglie: un allegro campagnolo che, esagerando con i festeggiamenti in paese, si ammala e muore l’ultimo giorno del Carnevale. U Monache Cercande è invece una maschera tipica a Foggia e richiama la figura di un frate che chiedeva la questua tra le vie di Borgo Croci, lo storico quartiere della città in cui originariamente si festeggiava il Carnevale. Lu Titoru, tipica del carnevale di Gallipoli, è un ex militare che ama confondersi tra i giganti di cartapesta e la gente comune durante il corso mascherato; secondo la tradizione tornato dal militare, morì soffocato, preso dalla foga di poter mangiare di nuovo il suo piatto preferito. Ancora dalla tradizione salentina Lu Sciacuddhuzzi , tipico del carnevale di Aradeo, un piccolo uomo simile ad uno gnomo che durante la notte si diverte a fare scherzi e dispetti a grandi e piccini. E ancora U Panzone, la maschera tradizionale del Carnevale Coratino, simbolo di falsa generosità e prepotente ostentazione di ricchezza. Infine Don Pancrazio Cucuzziello, tipico di Bisceglie, un ricco e avaro proprietario terriero, corteggiatore di giovani donne. La campagna di Pugliapromozione rimanda poi ad una landing page dove si trovano notizie sui carnevali di Puglia


Il Teatro alla Scala dedica un ricordo allla danzatrice e docente di danza scomparsa in questi giorni. Anna Razzi ,infatti, è parte della storia e della tradizione del Teatro alla Scala e del suo Corpo di Ballo. Al nostro Teatro è infatti legata una splendente fase della sua carriera artistica: dal 1963 al 1986, da solista fino ad étoile, ha avuto una carriera a tutto tondo come protagonista dei grandi balletti del repertorio, da Romeo e Giulietta a Il lago dei cigni , Giselle, La Bella addormentata , Coppélia , fino al Novecento di Petruška , Apollon musagète di Balanchine e La signorina Giulia di Birgit Cullberg .