Tassa di soggiorno, no ai nuovi aumenti. Il Mibact precisa....

Un emendamento al Decreto fiscale, proposto dal Pd e approvato in Commissione Finanze alla Camera, prevede il raddoppio del limite massimo della tassa di soggiorno, che passerebbe da 5 a 10 euro, nelle città che hanno un numero di presenze di turisti oltre 20 volte il numero dei residenti.

Le associazioni ,preoccupate, si mobilitano. In una nota la vice Presidente vicario di Federturismo Confindustria Marina Lalli esprime il proprio “disappunto per l’introduzione di un ennesimo balzello fiscale a carico dell’industria del turismo . Il recente emendamento al decreto fiscale che introduce la possibilità per un numero indefinito di comuni di portare la tassa di soggiorno fino a un massimo di 10 € rappresenta un dannoso modo di procrastinare la soluzione dei problemi. Il fenomeno del sovraffollamento delle destinazioni turistiche, cui questa tassa vorrebbe porre rimedio, non si combatte a colpi di tasse a carico dei turisti o delle imprese, ma con una programmazione intelligente dei flussi da realizzarsi attraverso il coordinamento delle politiche di promozione e marketing, di attrattività dei territori, di gestione della domanda. Non certo- conclude Marina Lalli- con nuove tasse che colpiranno la fascia di turisti che pernotta nelle strutture ricettive e non toccherà invece quella enorme platea di soggetti che a vario titolo e non sempre legalmente, offre alloggio nelle destinazioni turistiche".

"Inaccettabile- è il giudizio di Confindustria Alberghi. " Un aumento dell’imposta di soggiorno fino a 10 € a persona è insostenibile per il sistema alberghiero italiano. Il nostro settore si misura con una concorrenza internazionale sempre più serrata ed un livello di costi come quello che si verrebbe a generare con un aumento del 100% dell’imposta di soggiorno, va a colpire duramente il sistema delle imprese e dei lavoratori che operano in questo settore . Quello che è appena accaduto con Thomas Cook ci ha raccontato di quanto il settore stia affrontando trasformazioni epocali in un mercato sempre più globale e complesso. Un cambiamento che richiede investimenti e impegno da parte delle imprese che si trovano invece già oggi ad essere di gran lunga il primo contributore dei comuni italiani tra IMU, Tasi e Tari, tutti quei tributi a cui un’azienda, che per la sua natura non può certamente delocalizzare, è soggetta. Da tempo stiamo chiedendo una revisione complessiva della norma. Ci sono elementi paradossali come l’accusa di peculato, anche solo in caso di semplice errore da parte dell’operatore nella complesse procedure di rendicontazione, che rende la gestione dell’imposta rischiosa e costosa per l’azienda. Costi per i quali la legge non prevede nessun ristorno, neppure quando, come avviene in tutti i pagamenti con carta di credito, l’albergo si trova a pagare una commissione sulla tassa che deve poi riversare al comune. Tutto questo mentre la lotta ai giganti dell’intermediazione web - che non pagano tasse nel nostro paese - e all’abusivismo - sempre più diffuso nelle città del nostro Paese - sembrano essere finite su binario morto. Sembra più facile fare cassa con le imprese che lavorano regolarmente alla luce del sole offrendo occupazione, piuttosto che andare a cercare tutti quei soggetti che stanno consumando il territorio delle nostre città senza restituire nulla alla collettività ed alle amministrazioni locali ma, al contrario, svuotando i centri storici e disperdendo quel patrimonio sociale e culturale che caratterizza i nostri territori. Il turismo è un’opportunità per il nostro Paese a cui può dare un contributo sostanziale all’economia. È necessario, però, che si permetta alle nostre aziende di vivere e crescere e di affrontare e vincere la sfida del cambiamento. Oggi le scelte di questa finanziaria rischiano di portare il settore alla chiusura.

 

Lapidario  il commento di Bernabò Bocca, presidente Federalberghi,Confcommercio: “Dopo tante promesse, siamo alle solite: il turismo viene trattato sempre e soltanto alla stregua di una mucca da mungere. Per anni abbiamo chiesto maggior attenzione per il settore. Forse è ora di cambiare verso. Se proprio non riescono a far di meglio, forse è bene che smettano di occuparsene”. 

Si tratta di una novità su cui esprimiamo notevoli perplessità, in assenza di una preventiva consultazione delle parti interessate. Sicuramente non rappresenta una misura utile per la crescita dei flussi turistici verso l’Italia per il 2020”. Così il presidente di Assoturismo Confesercenti, Vittorio Messina, ha commentato l’emendamento al Decreto fiscale, approvato in Commissione Finanze alla Camera, che prevede il raddoppio del limite massimo della tassa di soggiorno, da cinque a dieci euro. “Anche se questa facoltà riguarda i comuni che - prosegue Messina - secondo le statistiche ufficiali hanno avuto presenze turistiche in numero venti volte superiore a quello dei residenti e interessa poche mete come ad esempio Firenze e Rimini, proprio per la notorietà di queste ultime il messaggio che arriva ai potenziali visitatori è sicuramente negativo, soprattutto dal punto di vista psicologico. Si tratta di una scelta  che non s’inquadra in una visione strategica di rilancio del turismo, ma si traduce solo in un modo per fare arrivare maggiori risorse ai comuni che, per altro, non sempre utilizzano le somme incassate per le finalità previste; si utilizza un comparto fondamentale per l’economia del Paese per trasferire a livello locale quelle risorse che il centro non garantisce più”.

 

 

 

Il Mibact attraverso una nota intende chiarire  il provvedimento per riportare la calma. “Nessun aumento della tassa di soggiorno per i comuni italiani-si legge. Il Mibact precisa che il governo ha dato parere favorevole a un emendamento al decreto fiscale che dà la facoltà ai soli comuni capoluoghi di provincia, che secondo le statistiche ufficiali abbiano avuto presenze turistiche in numero venti volte superiore a quello dei residenti, di elevare il limite massimo dell’imposta di soggiorno da cinque euro fino a dieci euro. Naturalmente sempre secondo criteri di adeguatezza e proporzionalità. Secondo le ultime statistiche e tenendo conto delle specificità normative di Roma e Venezia (dove già è possibile aumentare), la misura riguarda pochissimi casi, come Firenze e Rimini, che presentano percentuali superiori a 20. I sindaci delle due città, se lo riterranno, potranno usufruire di questa norma per compensare i numerosi servizi offerti ai milioni di turisti che ogni anno le frequentano e per finanziare interventi in materia di turismo, manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali locali e dei relativi servizi pubblici locali”.


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