Danze cinesi, antichi miti e tradizioni millenarie

Dalle parate nelle strade dedicate alle figure mitiche del drago e del leone, come quelle che hanno accolto l'inizio dell'anno del serpente, alle raffinate movenze dell’Opera cinese, la Cina offre alla danza un posto d’onore nella società e una valenza quasi magica. Tradizioni, simboli e rituali raccolti nel corso di millenni accomunano le danze popolari a quelle classiche. Un paese tutto da scoprire, dalle  grandi città  alla Muraglia al fascino della natura

di Livia Rocco

Il 10 febbraio 2013 è iniziato in Cina l'anno del Serpente, salutato come sempre con la Danza del Leone, una tradizione tipica dei giorni del Capodanno cinese. Consiste in una parata per le vie delle città e dei villaggi, nella quale un manichino rappresentante un leone marcia e danza al ritmo battente di tamburi e cimbali, per scacciare ed esorcizzare i cattivi spiriti e favorire l'arrivo della fortuna nel nuovo anno. Il Capodanno è una delle festività più importanti della Cina. Secondo l'astrologia cinese, ogni anno è contrassegnato da un segno animale e da un ramo terrestre, che danno vita ad un ciclo di dodici elementi. La Danza del Leone è simile alla più nota Danza del Drago, praticata in diverse occasioni durante vari periodi dell'anno (Capodanno compreso), che celebra e invoca i benigni draghi cinesi. Appare subito evidente il legame tra danza, tradizioni e credenze popolari che caratterizza un po’ tutto l’universo delle danze cinesi, dal folk al classico.

La Cina ha un percorso storico molto articolato, e anche la storia della sua danza vanta una tradizione di oltre 5000 anni.  Nella danza cinese confluiscono praticamente tutte le arti cinesi (kung fu, taichi, acrobatica, opera cinese, dramma). Il simbolismo e la ritualità, sedimentati da secoli e secoli di tradizione, sono forti e presenti nelle danze popolari come nelle rappresentazioni teatrali dell’opera cinese.

Il drago, un mito che resiste nei secoli

Durante la danza, un gruppo di persone porta il corpo del drago su delle aste. Il corpo del drago può arrivare ad essere portato da 50 persone, che imitano i movimenti dello spirito delle acque in modo sinuoso ed ondulato. Questa danza è tradizionalmente simbolo del ruolo storico del drago, che impersona la forza e la dignità. Secondo la tradizione, i draghi sono portatori di buona sorte, di forza e dignità, ma anche di fertilità, saggezza e fasto. L'apparizione di un drago è spaventosa e sfrontata, ma allo stesso tempo benevola, per questo l'animale fantastico viene associato all'autorità imperiale. Il drago viene spesso definito "sacro", a causa della sua immagine che incute gran rispetto. Gli imperatori della Cina antica consideravano sé stessi dei draghi, trasformando quindi l'animale nell'emblema dell'impero.

La Danza del Drago ha avuto origine nella dinastia Han (202 a.c.- 220 d.c.), grazie a quei cinesi che mostravano una particolare venerazione verso l'immagine del drago. Durante la dinastia Song, la danza era già diventata popolare e eveniva eseguita dalla gente durante le celebrazioni festive, così come la danza del leone.

Ma perché proprio il drago? Il drago cinese ha avuto origine come combinazione stilizzata di diversi animali realmente esistenti in natura, e si è poi evoluto in creatura mitologica venerata dal popolo. I tratti del drago uniscono le corna del cervo, le orecchie del toro, gli occhi del coniglio, le fauci della tigre e le squame del pesce, tutto portato insieme dal corpo del serpente. Vi era la credenza che il drago fosse un animale anfibio con l'abilità di camminare sulla terra, volare in aria e nuotare nel mare, divenendo governatore del tempo atmosferico nuvoloso e piovoso. La danza del drago è parte importante della cultura e della tradizione cinese, e si è diffusa grazie all'emigrazione del popolo cinese nel mondo.

La danza del drago viene eseguita da un corpo di ballo esperto (solitamente scuole di Kung Fu), la cui opera consiste nel portare in vita un corpo privo di movimento. L'animale viene rappresentato con il corpo di un serpente che viene tenuto in alto con delle aste, assemblato unendo delle sezioni cilindriche l'una all'altra ed attaccandovi all'inizio una testa ed alla fine una coda. I draghi possono variare in lunghezza dai 25 ai 35 metri per i modelli acrobatici, fino ai 50 o 70 metri per quelli più grandi da parata ed in stile cerimoniale. Secondo il mito, più lungo è il drago, più fortuna porterà alla popolazione. Spesso il colore principale del corpo del drago è il verde, che simboleggia una prospera produzione agricola. Altri colori usati sono il giallo che sta a significare l'impero solenne, l'oro o l'argento che indicano prosperità, il rosso dell'eccitazione. La coda e le squame sono per lo più in argento o glitter colorati che creano giochi di luce.

Una danza di squadra

Per realizzare una danza ben fatta, è molto importante la coordinazione nei movimenti e nel tempo dei danzatori che reggono le diverse sezioni del corpo del drago. Principalmente, è la testa del drago che deve essere coordinata al corpo, oltre a muoversi a tempo col tamburo che batte il ritmo della danza: impresa non facile se si pensa che nei draghi da cerimonia o da parata, la testa può arrivare a pesare fino a oltre 14 chili. La coda del drago deve essere perfettamente sincronizzata con i movimenti della testa, mentre la parte più importante per lo snodo del corpo è la quindicesima sezione, comunemente considerata quella centrale e soggetta a repentini cambiamenti di rotta.

Nelle esibizioni da competizione vigono severe regole, che riguardano soprattutto la composizione del corpo del drago e i movimenti della danza. Per lo più, i draghi da competizione sono costruiti per permettere ai danzatori di poterlo muovere con velocità ed agilità, e per compiere mosse spettacolari. La testa è più piccola e leggera, mentre il corpo è costruito in alluminio tenuto da bastoncini, e la maggior parte dei cerchi che delimitano le sezioni sono costruiti in pvc sottile. Le esibizioni si svolgono in un tempo convenzionale di 8-10 minuti, ed il ritmo viene dato da un set di percussioni. Una doppia danza del drago, raramente eseguita nelle esibizioni occidentali, comporta la partecipazione di due corpi di ballo che avvolgono i draghi l'un l'altro. Le esibizioni più rare sono quelle in cui si intrecciano nove gruppi, per nove draghi in totale (il cui nome insieme è Kawlung), poiché il nove viene considerato il numero perfetto.

I passi della danza del drago vengono studiati appositamente in base all'esperienza ed alle abilità dei danzatori. Alcuni passi hanno nomi ben precisi, come ad esempio "Caverna di nuvole", "Mulinello", passo del tai chi, "Scambio di denaro", "Ricerca della perla" (traslitterazione di una mossa chiamata "Drago che vomita la perla") e "Drago che circonda la colonna". In particolare, il movimento chiamato "Drago che insegue la perla" simboleggia la continua ricerca di saggezza da parte dell'animale mitologico.

Il classico movimento ondulato del drago viene ottenuto grazie alle mosse coordinate in successione di ogni sezione cilindrica. Questo è il passo base, mentre tutte le altre mosse vengono lasciate alla fantasia e alla creatività di ogni corpo di ballo. In generale, i diversi passi vengono costituiti da spirali in corsa per fare in modo che il corpo del drago si giri e si intrecci su se stesso. Talvolta gli stessi danzatori saltano attraverso o sopra le sezioni del corpo del drago, aggiungendo effetti visuali acrobatici, oppure salgono l'uno sulle spalle dell'altro per aumentare l'altezza del corpo dell'animale. Per fare parte di un corpo di ballo della danza del drago sono richieste diverse abilità, combinazione di allenamento sportivo e tecniche scenografiche. L'effetto spettacolare è dovuto, più che alle abilità personali di ogni danzatore, alla cooperazione dell'intera squadra nei sigoli movimenti.

L’opera cinese e i suoi colori: una realtà antichissima

La danza classica cinese - molto ricca nel suo repertorio, poiché nel corso dei secoli ha attinto da diverse forme e anche dalle arti marziali - affonda le sue radici in tempi remotissimi: già durante la dinastia Zhou - dal XII al III secolo a.c. – le danze, fino ad allora eseguite dagli schiavi, vengono codificate ed entrano a far parte dell’educazione dei giovani di corte. Successivamente la Cina subisce l’influsso del buddhismo, tuttora visibile nella danza, nella musica e nei costumi tipici dell’opera cinese. Con la creazione dell’Accademia durante la dinastia Tang (618-907) la danza diventa una vera ‘istituzione’ nel campo dell’arte. Parallelamente allo studio del balletto occidentale, in epoca moderna la danza classica cinese viene promossa e valorizzata dallo stato, con la creazione dell’Accademia di Pechino (1954), seguita poi dall’apertura di sedi anche a Shanghai e Canton. Gli antichi aspetti rituali e religiosi sono sempre rimasti vivi, ponendo l’accento sul versante interiore del ballerino più che su quello esteriore e tecnico, anche se gli artisti dell’opera hanno notevoli capacità atletiche e mimiche, sviluppate grazie a un duro addestramento che inizia a 6-7 anni. Una caratteristica dei costumi usati per danzare – che accomuna le varie tradizioni locali – sono le maniche larghe, i copricapo e le maschere. Negli spettacoli dell’Opera di Pechino i costumi sono quelli della dinastia Ming e rispecchiano lo stato sociale del personaggio. I colori seguono una simbologia convenzionale in cui anche le sfumature hanno un significato. Qualche esempio: il rosso rappresenta la fedeltà, il rosso chiaro l’onestà e l’anzianità, il porpora la serietà e la prudenza. Il nero significa risolutezza e inflessibilità, il bianco astuzia e saggezza, il giallo abilità e ferocia, il blu audacia e arroganza, il verde indomabilità e crudeltà.

Da non trascurare le caratteristiche della musica che accompagna ogni esibizione dell’Opera; i suoni della musica cinese si basano su una scala diversa da quella occidentale, hanno una valenza magica e tendono a rimanere isolati, evitando di mischiarsi. Gli strumenti più tipici appartengono alla gamma dei liuti (pipa), dei violini (erhu, a due corde), dei fiati e delle percussioni (cembali e gong daluo e xiaoluo).

Non solo città e Grande Muraglia: il turismo scopre nuovi itinerari

Le metropoli come Pechino e Shanghai – insieme alla ex colonia Hong Kong - attraggono e colpiscono anche per le rapide trasformazioni che negli ultimi anni hanno cambiato il volto della Cina. Molti tour includono la visita alla Grande Muraglia, da non perdere, e all’impressionante armata di terracotta di Xian. La costruzione della Grande Muraglia, tra l’altro, cominciò nel III secolo a.C. per volere dell'imperatore Qin Shi Huangdi, lo stesso a cui si deve il cosiddetto  Esercito di terracotta di  Xi'an  e l'ancora inviolato tumulo sepolcrale. Con i suoi 21.196,18 km di lunghezza totale secondo le più misurazioni più recenti, la Grande Muraglia Cinese doveva servire a contenere le incursioni dei popoli confinanti, in particolare dei Mongolii. È stata dichiarata dall' Unesco Patrimonio dell’Umanità nel 1987, ed inserita nel 2007 fra le sette meraviglie del mondo moderno.

Ma il Paese offre ai viaggiatori anche luoghi con una natura ancora in parte intatta, soprattutto nelle aree interne. Tra le destinazioni che si sono da poco aperte al turismo, la zona intorno a Chengdu con le sue coltivazioni di tè e la riserva dei panda giganti, lo Yunnan con i suoi fiumi, il monte Huangshan entrato a far parte del Patrimonio dell’umanità, il deserto del Gobi nello Xinijang, l’isola tropicale di Hainan, nell’estremo sud, con le sue foreste e le sue tribù. Poi c’è il Tibet, ‘Tetto del mondo’, dove entro marzo è attesa la riapertura agli stranieri della capitale Lhasa, residenza tradizionale del Dalai Lama situata a 3650 metri di altitudine. La Cina è veramente un universo da scoprire!

www.turismocinese.it


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