Nelle danze del Sudafrica la storia di un popolo

Africa: terra di danze tribali, riti e tradizioni arcaiche. Un numero infinito di ritmi e generi musicali affonda le radici in questo continente. Il Sudafrica, con la sua travagliata storia fatta anche di segregazione razziale, è un esempio della varietà culturale di questa parte del mondo. Come per tutti i popoli africani, enorme è l’importanza della musica e della danza per gli zulu – il gruppo etnico più numeroso del Paese - che, con la fine dell’apartheid nel 1994, hanno recuperato il proprio diritto di cittadinanza sudafricana

di Livia Rocco

Decenni di discriminazione razziale e sfruttamento della popolazione nera da parte della minoranza bianca, arrivata nel lontano diciassettesimo secolo alla conquista di questa splendida terra, non hanno certo cancellato le musiche e le danze dei nativi, che anzi nel corso degli anni hanno assunto significati ancora più forti.

Le danze zulu

Tipica del Sudafrica è la danza Ngoma (presente anche in altri stati dell’area), una delle più coinvolgenti per la popolazione dei villaggi. E’ la tipica danza tribale, descritta tra l’altro da Karen Blixen nel celebre libro “La mia Africa”, che rappresenta anche un evento ricco di significati per la comunità, e si svolge in cerchio con l’accompagnamento di tamburi e altri strumenti con lo stesso nome. Caratteristica di questa danza rituale è lo strettissimo legame tra canto e danza; corpo e voce sono tutt’uno, insieme alle percussioni, ai costumi e ad altri eventuali accessori come lance e scudi. Naturalmente esistono molte versioni di questo tipo di danza, i cui movimenti vanno inseriti nel contesto dei riti tribali.

Il Kwela e il riscatto dei neri

Per capire quanto le danze si intreccino con la storia locale basti pensare al kwela, divertente  musica da ballo nata in Sudafrica negli anni quaranta , che ebbe origine dalla musica tradizionale africana e dal jazz. Nacque nelle strade delle township, i ghetti neri delle città, come musica di protesta contro l'apartheid

Il jazz, che da qualche decennio si poteva ascoltare anche in Sudafrica, rappresentava una forma di riscatto dei neri su scala mondiale, e il suo accostamento con le festose melodie della tradizione sudafricana diede vita ad un originale fenomeno proprio delle comunità africane soggiogate dalle leggi razziali. Le fasce sociali più basse furono felici di poter cantare, ballare e affermare i propri diritti, e per questo il governo dei bianchi vide il kwela come un pericoloso elemento di disordine, lo bandì dai programmi radiofonici e ne ostacolò il diffondersi. Eppure questo stile raggiunse una popolarità tale da far conoscere la musica sudafricana nel mondo.

Analizzandolo più a fondo, il kwela trae le sue origini dal marabi, la musica suonata fin dagli anni venti nelle township sudafricane, e dal swing proveniente dalle comunità afroamericane degli Stati Uniti: una felice fusione anche nella danza, che è veramente un’esplosione di allegria.

Lo strumento su cui si basava era inizialmente il tin whistle,un piccolo flauto di latta o di legno, accompagnato da chitarra, basso e batteria.

Ma da che cosa deriva il nome kwela? Nelle lingue xhosa e zulu, la parola khwela significa "salire su", un termine spesso usato dai musicisti kwela per invitare i presenti ad unirsi alle danze. Lo stesso termine viene usato dai poliziotti sudafricani per spingere le persone arrestate a salire sui furgoni della polizia, e si dice che i suonatori dei tin whistle di kwela fossero anche delle vedette che avvisavano dell'arrivo della polizia chi beveva alcol illegalmente durante i concerti.

Gumboots, la danza dei minatori

La danza gumboots (o Isicathulo) viene eseguita da ballerini che indossano stivali di gomma (gumboots in inglese). Gli stivali possono essere arricchiti con campanelli, in modo che suonino toccando il terreno: un suono che rappresentava una specie di linguaggio in codice e serviva a comunicare nelle miniere, dove chi parlava veniva punito. I minatori neri del Sudafrica, che lavoravano cantando, hanno ideato questa danza anche come alternativa all’uso delle percussioni, limitato dalle autorità. Gli stivali venivano indossati come protezione nelle miniere d'oro, spesso allagate, in cui gli uomini lavoravano in ginocchio.

Molti passi della Gumboots sono parodie delle guardie che controllavano le miniere e le caserme sudafricane. Come in altre forme di danza africana, i movimenti coinvolgono tutto il corpo, puntando in particolare sul battito dei piedi a terra.

Oggi la danza Gumboot è diventata famosa e viene eseguita anche dai bambini nelle scuole, ma anche nelle strade e nelle piazze delle zone turistiche, come il Victoria & Alfred Waterfront, vivace lungomare di Città del Capo.

Natura e animali selvaggi, città moderne….un concentrato straordinario

Il Sudafrica è un Paese straordinario soprattutto per la sua natura selvaggia, salvaguardata da grandi aree protette dove si possono vedere da vicino, nel loro habitat, animali come gli elefanti, i leoni, i leopardi. Nel Parco nazionale Kruger, il più esteso, domina la sterminata savana, che permette un contatto diretto con l’Africa dell’immaginario collettivo, quella fatta anche di incontri con zebre, giraffe, rinoceronti. Ancora più facile avvistare i più grandi animali della terra nel Pilanesberg National Park, affascinante e verdissimo.

Anche le coste sono protette, come quelle all’interno dello splendido Tsitsikamma National Park, che abbraccia un tratto costiero fatto di spiagge bianche infinite, foreste pluviali che si estendono fino al mare, scogliere, canyon.

Spiagge incontaminate, sentieri spettacolari, foche e balene che emigrano sono protagonisti nella Riserva Naturale della Penisola Robberg. Da vedere anche la Route 44, stupenda strada panoramica che attraversa tratti di oceano sul quale si affacciano montagne selvagge. Lungo il percorso, una colonia di pinguini a Stony Point e la Kogelbaai Beach, una delle più belle spiagge sudafricane.

Ma in questa singolare nazione all’estremità del continente africano, non mancano le città; tra le più belle, e non soltanto del Sudafrica, c’è Cape Town (Città del Capo), capitale legislativa (Pretoria è invece sede del governo).

Situata tra montagne e spiagge in una posizione unica, sull’estrema punta del continente africano, divisa dall’Antartide solo dall’oceano, Città del Capo sembra quasi ai confini del mondo, eppure ha tutto ciò che si può chiedere a una città. Il centro (detto City Bowl) si trova in una depressione tra diversi monti, il più noto dei quali è il Tafelberg,  meglio conosciuto come Table Mountain, che con la sua sommità pianeggiante sovrasta la città. Imperdibile per ogni turista che visita Cape Town una gita sulla cima in funivia, anche perché la cabina, che ruota su se stessa, offre una vista eccezionale. Inevitabile anche una visita al Capo di Buona Speranza, l’estremità meridionale della Penisola del Capo, che forma una riserva naturale abitata da struzzi, antilopi, gnu, facoceri e babbuini.

Non si può dimenticare che Città del Capo fu il primo insediamento europeo nel Paese, e tutta la storia del Sudafrica moderno - dallo sbarco dei primi coloni olandesi al primo discorso di Nelson Mandela nell’era post-apartheid - ha lasciato tracce culturali e architettoniche. I grattacieli più moderni convivono, infatti, con gli antichi edifici in stile ‘cape dutch’, lo stile coloniale olandese con le caratteristiche facciate decorate e tondeggianti che ricordano le case di Amsterdam!


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