Andalusia, quando il flamenco scorre nelle vene

La storia del flamenco è legata inesorabilmente a quella dell'Andalusia. Chi vuole conoscere questa danza dai diversi stili - oggi Patrimonio dell'umanità - deve conoscere anche questa regione spagnola dall'atmosfera piena di intensità, dove la fusione tra l'Europa cattolica e il mondo arabo-musulmano ha lasciato i suoi frutti migliori:  la Mezquita di Cordoba, l'Alhambra di Granada,  l'Alcazar di Siviglia.

di Livia Rocco

Fa parte della mia identità, è qualcosa che mi appartiene e di cui sono innamorato”. “Lo sento dentro di me, mi dà i brividi, la pelle d’oca, e se sono lontana da casa ancora di più”. Così due giovani spagnoli andalusi parlano del flamenco! Le parole di Juan Luis Lopez, di Cordoba - responsabile promozione dell’Ufficio spagnolo del turismo a Roma - e di Nuria Perez, di Granada - anche lei del dipartimento promozione - sono la conferma di quanto viva e forte sia questa forma di arte nel ‘sentimiento’ e nel DNA di chi nasce in Andalusia.

Vedere uno spettacolo di flamenco è come fare un viaggio nelle mie radici", spiega Juan Luis. "Prediligo gli stili più vivaci e coinvolgenti, come ad esempio la sevillana, la bulerìa e l’alegrìa, che da noi si ballano anche in strada o in famiglia, in occasione delle feste, soprattutto d’estate. Ma devo dire che il pubblico italiano segue tutti i tipi di flamenco, e sono rimasto molto colpito dal successo delle rassegne dedicate che si svolgono regolarmente a Roma, sia quelle organizzate dall’Istituto Cervantes, sia quelle dell’Auditorium Parco della Musica: la prossima è in programma a settembre”. “A me del flamenco piace proprio tutto",  dice Nuria, "anche le parti ballate senza musica, che forse non tutti sono in grado di capire e apprezzare”.

Le origini incerte e tormentate di un ballo di popolo

Se le origini del flamenco si perdono nella storia della Spagna, è certo che questa danza ha avuto origine dai popoli più travagliati e perseguitati del Paese - i gitani, i mori, gli ebrei - ed è nata dai livelli più bassi della popolazione dell’Andalusia. Non a caso solo nel 1980 il flamenco viene inserito tra le materie di studio dei conservatori musicali, mentre nel 2010 l’UNESCO lo dichiara Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità. Incerta anche l’etimologia del nome, che secondo alcuni deriva dall’arabo 'felag mengu', cioè 'contadino in fuga’ o ‘contadino senza terra’, termine adatto ai musulmani e agli ebrei che si spostavano per sfuggire all’Inquisizione o per emigrare. Altre ipotesi riguardano la relazione con le Fiandre (flamenco significa anche "fiammingo" in spagnolo), ritenute la terra d'origine degli zingari, oppure con la parola flameante (ardente), riferita all’ esecuzione degli artisti o ai vestiti appariscenti dei danzatori. Il flamenco è musica (ne esistono più di 50 stili musicali, detti palos,) e canto, ma il ballo è l'espressione più conosciuta di quest'arte. Oltre che nei teatri, il flamenco si può vedere nei tablao’, tipici locali spagnoli dove spesso si cena o si beve qualcosa e si assiste a uno spettacolo dal vivo con coreografie di 2-3 persone, oppure con solisti che in parte improvvisano. Nel ‘baile’ flamenco esistono movimenti del corpo e delle braccia detti "braceo" e il battito dei piedi, "zapateo". Lo zapateo viene utilizzato dal ballerino per introdurre il canto (llamada), per sottolineare la fine di un verso (remate), oppure per eseguire dei veri e propri assoli ritmici (escobilla). La classificazione dei "palos" flamenchi è controversa, ma di solito vengono suddivisi in due grandi gruppi: il "cante jondo" (cioè profondo) e il "cante chico" (piccolo). Al primo appartengono palos solitamente di sofferenza con presenza di cante tragico, come la soleà, la seguiriya, la petenera. Al cante chico appartengono generi più leggeri come la bulerìa, il tango flamenco, l'alegrìa. L'abbigliamento del ballerino prevede speciali calzature molto resistenti con chiodi ribattuti in punta e sul tacco e abiti in sintonia con il ‘palo’ proposto, soprattutto per le donne. Si possono utilizzare diversi accessori; il bastone e talvolta le nacchere sono quelli utilizzati dagli uomini, mentre le donne oltre alle nacchere utilizzano anche il ventaglio, lo scialle, il cappello e l'abito con lo strascico.

Itinerari del flamenco in terra andalusa

L’Andalusia, patria del flamenco, offre numerosi itinerari a chi vuole approfondire la conoscenza del ballo. Tra i luoghi irrinunciabili per chi visita questa regione spagnola dalla forte impronta araba e dal fascino quasi magico, c’è senz’altro Siviglia, capoluogo andaluso dalla spiccata ‘personalità’. Da non perdere la Giralda , torre campanaria e antico minareto, la cattedrale più grande della Spagna e gli Alcazar, fortezze arabe e palazzi reali con i loro magnifici giardini: i tre monumenti sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’ Unesco nel 1987. Tutto intorno, i caratteristici quartieri Santa Cruz e Arenal, che conservano l'aspetto dell'epoca moresca con vie strette e tortuose, piazzette irregolari e case basse con ampi ed eleganti patios. Più vicino al fiume Guadalquivir il rione Triana, una delle culle del flamenco.

Altra perla dell’Andalusia è Granada, con la sua magnifica Alhambra, la cittadella murata araba sul colle della Sabika che accoglie turisti da tutto il mondo, in fila davanti all’ingresso fin dalle prime ore del mattino (la visita va prenotata in anticipo!). Passeggiare negli incantevoli giardini significa quasi entrare in un'altra dimensione. Granada è una tappa importante nella storia del flamenco: il Sacromonte, con le sue grotte scavate nella roccia, è il sobborgo gitano della città. E’ fondamentale andare nel quartiere Albaicín, che ospita la più antica ‘peña’ (circolo di appassionati del flamenco), quella della Plateria, dove si può assistere alle esibizioni in programma. Da visitare anche la taverna di Jaime el Parrón, dove si riuniscono molti artisti della città.

Ma spingiamoci ancora più a sud, ai confini dell’Europa e del Mediterraneo, per visitare Algeciras, città natale del grande chitarrista Paco De Lucìa, che vide la luce nell’umile quartiere El Rinconcillo, al numero 7 de la calle San Francisco. Nella piazza del quartiere c’è una statua del maestro, e porta il suo nome anche il conservatorio della cittadina. Se raggiungiamo Moròn de la Frontera, poi, possiamo rintracciare forti testimonianze nella taverna Los Alemanes, locale dove si svolgevano molte feste ‘flamenche’. Agli amanti del flamenco è consigliata una tappa a Jerez de la Frontera, sul golfo di Cadice (Atlantico). Qui, uno dei luoghi più interessanti è l’ Arco de Santiago, un bar frequentato da musicisti di flamenco che discutono tra di loro di chitarre e di cantanti. E la sera si passa dalla teoria alla pratica al circolo di flamenco "Manuel Morao y Gitanos de Jerez", che mette in scena spattacoli a richiesta. Imperdibili per gli appassionati il Centro andaluso del Flamenco, nel Palazzo di Pemartín, e la Cattedra di Flamencologia: due punti di riferimento fondamentali nello studio della chitarra per la notevole ricchezza dei loro archivi.

In Andalusia non può assolutamente mancare una visita a Cordoba, che è stata a lungo la capitale dell’impero musulmano in Spagna, e ancora oggi è la città andalusa in cui è più visibile il passato musulmano. La sua imponente moschea-cattedrale (la Mezquita) rappresenta il simbolo stesso della fusione tra l’aspetto arabo-islamico e quello cattolico-occidentale della regione andalusa. La sconfinata ‘foresta’ di colonne all’interno della più alta espressione dell’architettura islamica in Europa è un’immagine che rimane impressa nella memoria. La straordinarietà della Mezquita deriva anche dal fatto che alla bellissima costruzione musulmana si sono aggiunti stili rinascimentali, gotici e barocchi. Ma tutti i vostri sensi rimarranno ancora più colpiti dall’atmosfera piena di passione intensa, se vi capiterà di assistere ad una delle processioni della settimana santa, che hanno come punto di partenza proprio l’immensa cattedrale. Molti i turisti, ma forte anche la partecipazione degli abitanti della città, che riescono a trasmettere un’emozione da brivido!

IN BACHECA

Il flamenco nella notte sivigliana

Uno dei punti di riferimento dell’intrattenimento notturno a Siviglia è il quartiere (barrio) Santa Cruz, con le sue tipiche cantine e un’ampia offerta di bar e discoteche. Nella zona di Triana si concentrano invece molti bar in cui si suona musica dal vivo o la caratteristica "flamenquita". D’estate la gente si sposta verso il fiume, dove numerosi bar, chioschi, discoteche e terrazze all'aperto vengono allestite lungo il Guadalquivir per offrire un rilassante refrigerio nel clima torrido della stagione, soprattutto tra il Parco di Maria Luisa e il Ponte della Barqueta. Quando scende la sera, nel Barrio Santa Cruz comincia a diffondersi il suono delle nacchere e delle chitarre andaluse, e si balla anche nelle strade. Tra i locali con spettacoli dedicati al flamenco, La Carbonería, in Calle Levíes 18, nel Barrio de la Judería. Qui l’esibizione inizia alle 10 di sera, con ingresso libero e una birra o un bicchiere di vino al costo di circa 3 euro. Se non vi piacciono gli spettacoli per turisti ma amate il flamenco, vi consigliamo una visita alla Casa della Memoria, in Calle Ximenez de Enciso 28, nel Barrio Santa Cruz. Qui scoprirete l'aspetto più culturale del flamenco e i suoi legami profondi con Siviglia e con l'Andalusia. Il prezzo di ingresso è di 11 euro e gli spettacoli si svolgono in un pittoresco patio, in una stradina bellissima.

(contatti:  www.andalucia.org, www.spain.info/it)

 


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