La Nuova Caledonia e i kanaky: danze tribali da preservare

Quasi a metà strada tra Australia e Nuova Zelanda, nel Pacifico, l’arcipelago della Nuova Caledonia ha tutto il fascino e la ricchezza naturalistica dei tropici, ma anche un notevole patrimonio di tradizioni locali. Dal lontano 1853 il territorio appartiene politicamente alla Francia, ma la popolazione locale, i kanaky, fanno sentire la loro presenza e riservano un posto importante alla danza di origine tribale


di Livia Rocco

Contesa a lungo con la Gran Bretagna, la Nuova Caledonia è divenuta nel 1853 territorio della Francia, che l’ha usata a lungo come colonia penale. La popolazione attuale è formata per la maggioranza da francesi immigrati o discendenti dai carcerati e in parte dagli indigeni, che rivendicano da tempo l’indipendenza del paese. Non a caso la bandiera ufficiale è quella francese ma quella di uso comune (ufficializzata nel 2010) è quella del FLNKS, il movimento politico che lotta per l’indipendenza.

Le danze kanaky

La musica e la danza sono molto diffuse in Nuova Caledonia, con una preferenza per il reggae, a cui si ispira la musica tradizionale locale, il kaneka, derivata dalle danze tradizionali tribali, che viene ballata in gruppo con rappresentazioni molto pittoresche.

I kanaki sono un’antica popolazione suddivisa in numerose tribù con lingue diverse ma con la stessa base culturale e religiosa, simile a quella degli aborigeni australiani. Le tribù vivono in villaggi con case di legno e praticano danze tradizionali e culti religiosi animisti, anche se molti indigeni si sono adattati a una vita più moderna.

Tra i kanaky la danza è considerata un'importante forma d'arte. La danza tradizionale chiamata pilou racconta storie di nascite, matrimoni, cicloni o preparazioni alle battaglie; nel 1951 le autorità coloniali la bandirono per la forte carica di energia e lo stato di trance che induceva nei danzatori (e per gli occasionali banchetti a base di carne umana). Ma la musica rimane un elemento fondamentale in ogni cerimonia tradizionale, e gli strumenti adoperati sono molto vari: gusci di conchiglie, percussioni, flauti di bambù.

Kanaky, caldoches, métros


Si è calcolato che in Nuova Caledonia coesistono 27 lingue kanaky diverse, che però sono state scoraggiate - o quantomeno ignorate - dai francesi; ecco perché non esiste una lingua kanaky ufficiale. Se in passato era il clan, e non l'individuo, il centro della cultura tradizionale kanaky, oggi la componente essenziale dell'identità kanaky è rappresentata dalla coûtume, un codice fatto di riti, cerimoniali e interazioni sociali tra i clan che esalta il legame dell'individuo con le proprie origini. I kanaky, che fanno parte dei melanesiani – come anche gli abitanti della Papuasia e gli aborigeni australiani - amano farsi chiamare Ti-Va-Ouere, ossia 'Fratelli della Terra'.

I kanaky convivono con i caldoches, detti anche bianchi della Nuova Caledonia, che discendono principalmente dai prigionieri francesi e si sono creati una propria cultura, più simile a quella rurale australiana o americana che a quella metropolitana francese. Molto popolari sono i rodei e le fiere di paese. I métros, infine, sono gli ultimi gruppi emigrati dalla Francia.

I ‘primati’ e le meraviglie dell’arcipelago

La Nuova Caledonia ha un clima tropicale ed è considerata la parte del mondo con la maggiore biodiversità. L’arcipelago è formato dalla Grande Terre, l’isola principale che si estende su oltre 500 Km di lunghezza, dalle isole Bélep, dall'isola dei Pini, dalle isole Loyauté (Lealtà) e da una miriade di atolli non abitati. L’arcipelago, circondato da una splendida barriera corallina, vanta la più grande laguna al mondo, da luglio 2008 dichiarata Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Numerose riserve naturali ospitano una fauna ed una flora molto variegate, con fondali di grande bellezza. Grande è anche la varietà di paesaggi: mare e montagne, fiumi e zone aride. I botanici hanno anche scoperto che qui si trova la “Amborella Trichopoda”, il fiore con il più antico DNA del mondo. Il Pino colonna, una conifera risalente a 230 milioni di anni, è un simbolo del Paese e dà il nome alla meravigliosa Isola dei Pini, dove pini alti 40 metri crescono vicino a lunghe spiagge di sabbia bianca e si specchiano nella laguna turchese. Le spiagge di Mouli (Ouvea, Isole della Lealtà), Kuto e Kanumera (Isola dei Pini), sono tra le più belle al mondo.

La capitale è una città cosmopolita e di charme, dinamica e allo stesso tempo tranquilla; così Noumea appare agli occhi dei visitatori. La “piccola Francia del Pacifico”, che ricorda lo stile glamour e vitale di Cannes, è all’altezza delle principali città europee in termini di design e avanguardia, pur conservando intatto il fascino delle case coloniali e i colori del mare del Sud. Qui risiede la maggior parte della popolazione del Paese (100.000 abitanti). Costruita su una penisola circondata da colline e abbracciata da un’immensa laguna, Noumea è il polo economico principale del Paese e raggruppa tutte le comunità dell’arcipelago: melanesiana, europea, wallisiana, tahitiana, cinese, indonesiana, vietnamita, giapponese, antigliese. Il Centro Culturale Tjibaou, a circa 10 km dal centro, è un’icona simbolo della Nuova Caledonia: la stilizzazione della casa del capo tribù. Ideato con lo scopo di far conoscere lo stretto legame che unisce i kanak alla propria terra, riesce a fondere armoniosamente lo stile architettonico contemporaneo con la cultura indigena. Il Centro Culturale espone oggetti appartenenti alla tradizione kanak, ma propone anche mostre di artisti emergenti kanak, a indicare una cultura in continua evoluzione e...l'artefice  di tutto questo è Renzo Piano, che lo ha progettato nel 1998: un'altra sopresa!

www.visitnewcaledonia.com

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