Incontri Popolari, l'arrivederci

Una grande serata di saluti ma non solo per l'ultimo appuntamento di Incontri Popolari: un gran parterre di artisti, molti dei quali già stati ospiti della rassegna, in rappresentanza di varie aree italiane; tanta voglia di confronto su tanti temi legati alla musica popolare ; un grande impegno nel proseguire il proprio cammino a favore e nel rispetto di questo universo. Si è conclusa così l'ultima puntata di Incontri Popolari (9 giugno) , la piazza virtuale  (zoom) ideata e condotta da Roberto D'Agnese , che ha riunito da novembre " quando il periodo era buio, davvero buio", tanti artisti della tradizione ,  richiamando all'ascolto, fino a tarda ora, un pubblico fedele di appassionati.

Nel momento in cui è giusto rincontrarsi nelle piazze e sotto ai palchi, Incontri Popolari ha detto  arrivederci, dando appuntamento alla prossima stagione con un nuovo format in via di definizione, facendo tesoro di quanto è successo nel corso di questi mercoledì. Tanti i temi emersi nel corso della serata: musica popolare e scuola, sperimentazione e contaminazione, il confronto con la musica colta,  la questione femminile, il dialogo tra popoli, la questione identitaria, il riscatto dei territori, musica popolare tra consumismo e denuncia, teatro e palco, fede,  sacralità e ritualità , le matrici culturali della Magna Grecia .....

Tra la visione incantatrice di Marcello Colasurdo e di Pierpaolo De Gorgi, Tamburellisti Torrepaduli, l'impegno sociale di Donatello Pisanello, Officina Zoè, e di Gigi Toma , Alla Bua, si è toccata l'anima di questa musica energetica. Questi tutti gli  ospiti : Pietra Montecorvino, Le Voci del Sud, Erasmo Petringa, Luca Pugliese, Carmine Ioanna, Giovanni Imparato, Luca Rossi, Flavio Fierro, Valentina Ferraiuolo, lusi Gennaro, Rione Unni, Mimmo Cavallaro, Mimmo Epifani, Officina Zoe, Marcello Colasurdo, Alla Bua, HER, I cantori di Carpino, Mulieres Garganiche, Ugo Maiorano, Nando Citarella, Tamburellisti di Torrepaduli, Grand Bal Trad.

Musica Popolare a scuola. Sperimentazione e contaminazione. Autenticità

Sulla scuola si è pronunciata HER, cantante e violinista , docente in un liceo musicale, che ha raccontato la sua esperienza in aula introducendo il tango, le sue origini popolari, la sua nascita spontanea, i suoi primi strumenti rudimentali. " I giovani sono un terreno vergine anche se troppo invischiati nel sistema musicale commerciale. Una rinascita e una presa di coscienza ci potrebbero essere con il supporto delle istituzioni. La musica popolare è qualcosa di empirico e viscerale, è all'origine di tutto, i suoi valori non possono rimanere appannaggio di una nicchia di intellettuali". HER ha anche ricordato Battiato, con il quale ha lavorato, " un cantautore di grande valore che ha sempre strizzato l'occhio al popolare". " Franco Battiato - ha ribattuto Luca Pugliese, architetto e musicista - è stato veramente un cantautore popolare, intendendo per popolare il racconto di storie del popolo in modo fascinoso".

Sulla sperimentazione è intervenuto l'ensemble vocale di grande suggestione  Le Voci del Sud, creato e diretto da Eugenio Bennato ( Letizia D'Angelo, Daniela Dentato, Laura Cuomo, Francesco Luongo, Angelo Plaitano, Edoardo Cartolano) . " Sperimentare è prendere qualcosa di vecchio e qualcosa di nuovo, e consegnare la tradizione agli altri. Per quanto ci riguarda noi abbiamo lavorato molto sulle voci e siamo contenti del lavoro fatto. Un grazie a Bennato che sperimenta su di lui e su di noi". L'autenticità come valore rimane patrimonio dei Cantori di Carpino, uno dei punti di riferimento della musica popolare italiana. testimonianza  della ricca tradizione musicale del Gargano.  " Cerchiamo di avvicinarci sempre più ai vecchi maestri- le parole di Nicola Gentile- e i nostri giovani porteranno avanti questa tradizione .Siamo felici di poter consegnare a loro il nostro patrimonio. Tanti gli elementi bravi , e importante l'utilizzo di strumenti ancora artigianali. Quest'anno il festival di Carpino  ci sarà dal 4 al 10 agosto".

Esistono limiti alla contaminazione ? Ha risposto Mimmo Epifani, mandolinista virtuoso di San Vito dei Normanni, e reduce da una operazione di contaminazione nel suo ultimo lavoro discografico "Fadoattarantato", con Jose Barros , una collaborazione Italia Portogallo , un sapiente mix di sonorità. " Certe contaminazioni in cui mi sono imbattuto fatte con tecnologie avanzate mi hanno fatto in verità paura. Con il mio mandolino cerco di trasmettere nel mio piccolo quello che la tradizione mi ha insegnato" .

Fede e culto. Strumento di dialogo

Valentina Latiano, Mulieres Garganiche , gruppo di sole donne che trasmette la musica tradizionale Garganica a suon di chitarra battente, tamburello, flauto, ciaramella, zampogna, armonica e organetto, di  San Giovanni Rotondo, ha sottolineato quanto sia forte il rapporto musica popolare e fede , partendo proprio dalla terra garganica, dal valore sacro del Santuario di San Michele Arcangelo, e dello stesso Padre Pio, ricordando come il  Gargano faccia parte dei quattro intinerari salvifici." Da qui il ricco repertorio dei canti sacri, molti cantati da donne, e legati ad antichi pellegrinaggi".

La musica popolare è un rito ,un culto " ovvero danza , musica, tamburo, canto" come ha evidenziato  Giovanni Imparato, musicista con due patrie, Napoli e Cuba , alla ricerca di qualcosa di trascendentale nella sua musica. " La musica popolare ha un potere vivifico ed è il cardine di tutto. L'unico futuro sta nel nostro passato. Devo molto a figure come Eugenio Bennato, Carlo D'Angiò , dai quali ho appreso la ricerca della autenticità".

Ma questa musica , che si sta disegnando potente e trasversale, può unire i popoli? " La musica popolare è uno strumento di dialogo- ha sostenuto Erasmo Petringa, direttore d’orchestra e compositore , polistrumentista , di estrazione colta e che ha girato il mondo con Eugenio Bennato, e che con i suoi mille strumenti fa scintille. " Gli strumenti sono i primi a comunicare tra loro, le loro corde sono versatili ; io suono per esempio l'oud, arabo, di cui sono appassionato in stile partenopeo. Attraverso la fusione linguistica e musicale si comunica. Nel mio Cd Sabir, uso la lingua del mar Mediterraneo, parole che facevano dialogare popoli diversi ".

Musica popolare e questione femminile. E un festival unico...

Super guest Pietra di Montecorvino, artista poliedrica (attrice, cantante, pittrice), una fiera rappresentante dell'arte del sud, che all'interrogativa se la musica popolare sia donna   ha ribattuto: "No finchè le donne saranno maltrattate. Serenate, canti di amore non servono se la situazione rimane quella che è. Quando il mondo rispetterà la donna sarà sicuramente un mondo più bello".

 

Le ha fatto eco Valentina Ferraiuolo, virtuosa del tamburello, tra gli elementi dell'Orchestra Popolare del maestro Sparagna, che sta portando avanti proprio un progetto , Tamburo Rosso, contro la violenza sulle donne il cui slogan è: «la pelle del tamburo è l’unica che puoi percuotere» " Si è rotto qualcosa tra i generi, i ruoli sono meno definiti di un tempo e questo forse ha portato a una involuzione. Va ricostruito il senso di comunità, di condivisione che spesso manca anche tra gli artisti- le sue parole. 

La voce della passione e condivisione delle danze e musica popolare di tutta Italia ed Europa l'ha portata Bernardo Beisso, vice presidente del Grand Bal Trad, il più grande Festival d'Europa, nato dal desiderio di mettere in contatto differenti modi di esprimere la danza e la musica: concerti, stage, incontri in cui è protagonista " la musica solare". Il festival si svolgerà per il 2021 dal 27 agosto al primo settembre in Piemonte, Vialfriè.

Sacralità e denuncia sociale

Marcello Colasurdo, cantante, attore, interprete della tradizione vesuviana , e punto di riferimento della tradizione,  ha incantato artisti e pubblico con il racconto della sacralità della musica popolare alla quale dobbiamo rispetto:" La terra, la Grande Madre , la ritualità, l'autenticità sono i nostri riferimenti , dobbiamo essere portatori del culto tradizionale che ci porta a rinascere a nuova vita , alla libertà. La musica popolare è musica sacra ed è il grande pentagramma del mondo . E l'Africa è il cuore del mondo".

Pensando al futuro della musica popolare Gigi Toma, Alla Bua, ha chiaramente detto che " tutto dipende da come ci sapremo porre, come avverrà il passaggio alle nuove generazioni della tradizione e del modo di cantare. Noi abbiamo avuto l'insegnamento dei veri portatori di tradizione. Al momento vedo sì ricercatori del passato, ma anche tante cover e dipendenze dalle classifiche commerciali. La musica popolare deve anche essere uno strumento per denunciare quello che non va nella nostra terra salentina , dalla malattia degli ulivi a tanto altro". Per Mimmo Cavallaro, interprete in primis della musica calabrese,  la musica popolare è un tassello importante per il risveglio delle coscienze sociali, per far sì che un territorio sfortunato possa ritrovare la propria identità comunitaria.

" Ma esiste il popolo?- ha tuonato Donatello Pisanello, Officina Zoè. " Oggi con il palco c'è una distinzione netta tra noi che suoniamo e chi ascolta e vuole ballare e divertirsi . Perchè questa è diventata la nostra funzione primaria : far divertire il pubblico. Perchè in una piazza riusciamo a coinvolgere migliaia di persone e se ci muoviamo per una buona causa, Ilva o altro, non ci seguono? Il rischio è che mentre continuiamo a far divertire il pubblico, le contraddizioni del territorio aumentino. Vedo che la nostra musica sta scendendo a un livello consumistico ( ballo, birra e salsicce). E poi c'è trippo protagonismo sul palco, e questo è antipatico. E' meglio andare in un teatro dove la gente è seduta ed è costretta ad ascoltare quello che raccontiamo". Sulla musica popolare e teatro è intervenuto Luca Rossi ,tra i più rappresentativi esponenti della tammorra,  che ha messo in luce  l'esigenza , in questi casi, di costruire una narrazione , seguendo l 'esempio di De Simone nella sua Gatta Cenerentola.

 "La nostra musica è un argine contro la globalizzazione televisiva- l'intervento di Pierpaolo De Giorgi, filosofo e musicista -  "Quello che dobbiamo fare è indagare ancora sull'essenza della musica tradizionale, sulla grande madre e sulla matrice della Magna Grecia che sta dietro a tutto. Colasurdo ha ragione, abbiamo perso la sacralità. La pizzica, musica sacra, che ci riporta alla vita , all'armonia, è stata svilita quale musica di poveracci. A questo ha contribuito la visione di De Martino, che ci ha dato comunque tanto, ma che non è andeato oltre, non ha capito che la tradizione è mito. Da ateo, ha fornito una idea desacralizzata del tarantismo e delle sua musica. Non è facile ribellarsi a De Martino ma dobbiamo andare oltre e raggiungere Dioniso. Ci vuole una visione filosofica".

" La nostra musica- le parole di Nando Citarella,attore, cantante studioso delle tradizioni popolari del Mediterraneo partendo dal Vesuvio,  reduce dalle prove del nuovo spettacolo al debutto " A sud di bella Ciao"- è legata a una ritualità molto antica, mentre il palco ha una ritualità diversa, che richiuede un certo tipo di studio e di impegno. Il vero rito è la festa ( Piè  di grotta, Pagani, le Madonne), dove si va per pregare , stare insieme , suonare e danzare.. E' previsto ,da sempre , anche un po' di consumismo , gente che vive e fatica vendendo mercanzie".

A corollario non sono mancati gli interventi musicali: la sigla , con la potenza di Infantino, e una splendida ninna nanna  di Eugenio Bennato per mano del brillante  pianista Luis Gennaro che ha sottolineato ancora una volta la sinergia tra musica colta e popolare.

Ester Ippolito


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