Daniela Mandrile, “la signora delle danze occitane”

Daniela Mandrile, in prima linea nella promozione della cultura occitana, esalta il valore delle danze popolari nella diffusione delle tradizioni locali, anche come aggregazione sociale. Ma oggi, nelle valli piemontesi come nelle città, i balli e le musiche occitane non appartengono solo al passato, e si dimostrano più vive che mai, attraendo vecchie e nuove generazioni.

Ricercatrice, o meglio 'scopritrice ' delle danze occitane, Daniela Mandrile da molti anni ha fatto di queste deliziose danze la propria professione, con l'obiettivo principale di comunicare e diffondere la gioia di condividere un ricco patrimonio culturale. Un patrimonio che le appartiene, come rappresentante della cultura occitana in Italia. Daniela nasce in Valle Grana (Cuneo), ma il suo primo incontro con le danze occitane avviene oltre le Alpi, come ci racconta lei stessa...

 

B&V:  come nasce il suo interesse per le danze occitane?

"La mia passione nasce sin da giovanissima grazie all’incontro con alcuni suonatori del Conservatorio Occitano di Tolosa. Li sentii suonare in occasione di un concerto nella biblioteca di Caraglio. Ho visto i loro strumenti e alcuni balli e per me è stata una novità da approfondire e ricercare. Avevo frequentato dei corsi di danza classica e ginnastica artistica, ma non avevo mai visto passi simili e ne rimasi affascinata. Andai così a Tolosa dove frequentai presso il Conservatorio delle Arti e Tradizioni Popolari seminari di musica occitana. Contemporaneamente riscoprii un vasto patrimonio di danze occitane francesi. L’interesse sempre più profondo verso le danze occitane e la musica occitana mi ha dato la possibilità di apprendere il patrimonio transalpino che ho trasferito in Italia. La mia preparazione nasce quindi come ricerca e studio della musica e danza tradizionale francese per poi evolvere in insegnamento. In Italia le mie ricerche si sono concentrate in Val Vermenagna, Val Varaita, Val Chisone e Val Po. Quando tornai in Italia mi resi conto che nelle nostre valli esisteva un grande patrimonio costituto da numerose danze e balli tradizionali. Le danze le ho imparate facendo ricerca e frequentando le feste. Credo che nelle feste si riveli il vero spirito della danza occitana. La danza non deve essere un semplice susseguirsi di passi e figure da contare e catalogare, ma deve trasmettere gioia. Certamente la danza è e rimane un insieme di passi e tecnicismi, ma in particolare la musica popolare deve essere veicolo di divertimento. Va poi da sé che i balli tradizionali sono espressione della tradizione del popolo, della musica e dei suoi costumi. Ciò che mi sta a cuore è quindi non i passettini perfetti, ma la condivisione di momenti di allegria che mantiene uniti e che mantiene vivo il nostro patrimonio culturale".

B&V: Quali sono precisamente i luoghi dove si sono diffusi questi balli?

"L'area occitana, territorio in cui si parla l'antica lingua d'Oc, è una vasta regione che si estende nella Francia Meridionale comprendendo le regioni della Guascogna, Linguadoca, Guiana, Limosino, Alvernia, Delfinato, Provenza fino alle Valli Occitane d’Italia, ossia alle valli piemontesi. Ad ovest l’Occitania si estende fino ai Pirenei e con la Guascogna all' oceano Atlantico. In Italia l'area occitana è situata nelle Alpi Occidentali del Piemonte, 14 Valli in provincia di Cuneo e di Torino e un piccolissimo territorio in Liguria.   Nelle Valli occitane, territorio con circa 180.000 abitanti, si tramandano di generazione in generazione, lingua e tradizioni. Nonostante però il tentativo di difendere strenuamente le proprie tradizioni e lingua, l'occitano è relegato a semplice dialetto e le tradizioni ad esso legate sono considerate minoritarie. Oggi grazie, a questa opera di lenta trasmissione dovuta ad artisti vari e al popolo, la tradizione occitana è cultura viva nelle valli dove si mantengono inalterati costumi, poesie, musiche e anche la danza. Grazie a numerose iniziative culturali e associazioni, vengono riproposte durante le feste di paese balli e storie di un tempo che coinvolgono giovani ed anziani e che ravvivano e rinforzano le comuni radici. Le comunità montane promuovono spesso esperienze pedagogiche e culturali volte a radicare nelle giovani generazioni l’orgoglio di appartenere ad una ‘civiltà’ ancora viva e facente riferimento ad un comune e ricco linguaggio. Anche grazie a tutte queste iniziative, a tutt’oggi lungo 14 vallate alpine piemontesi  si mantengono quelle manifestazioni culturali e folcloristiche ad esse legate o connesse. In molte località delle Alpi Occidentali non è, difficile assistere al festeggiamento di periodiche o stagionali ricorrenze, sia di natura religiosa che pagana. Qualche esempio? Le feste del Lou Fantome di Torrette, della Beò de Blins e la Baìo di Sampeyre. Per non parlare dei numerosi Festin della val Vermenagna, ogni fine settimana di giugno, luglio, agosto e settembre. Sempre di più troveremo raduni e feste da ballo dedicati alla musica e  alla danza occitana, come  l'Uvernada a Saluzzo dal 30 al 1 novembre ( ndr festa sospesa a causa situazione Covid e Dpcm) , grande festa  proposta da Occit'amo, organizzatori di un grande Festival di musica e danze occitane che si svolge nelle valli del cuneese nei mesi di luglio e agosto per il quale io propongo ogni anno seminari e feste di danza".

B&V: Quali sono le danze più tipiche e più conosciute e in quali occasioni si ballano?

"Oggi le danze occitane sono un elemento fondamentale di aggregazione per le comunità e vengono spesso riproposte nelle feste di paese per celebrare le tradizioni antiche. Spesso sono conosciute anche al di fuori di quello che era il territorio occitano e spesso tale diffusione verso l’esterno può provocare la perdita della specificità delle valli. Infatti, solo in valle si conservano inalterati passi e balli diversi. Il territorio impervio e le difficoltà di spostamento dei tempi passati hanno fatto si che ogni valle si distinguesse per melodia e balli differenti, schemi di sequenze e passi diversi dalle valli contigue. In realtà esiste quindi una varietà altissima di danze occitane. Si contano centinaia di musiche e balli dell’area occitana conservati fino ai giorni nostri. La sola Valle Varaita ha conservato oltre venti balli tradizionali, e la Val Vermenagna vanta più di un centinaio di musicisti. Le musiche e i balli arrivati fino ai nostri giorni hanno caratteristiche peculiari della zona di provenienza, spesso simili se geograficamente vicine, e molto diverse se provenienti da zone tra loro distanti decine o centinaia di chilometri. Le musiche e i balli oggi conosciuti hanno  vari secoli di storia.

Tra le danze più caratteristiche delle  nostre valli vi è senza dubbio la  Courento detta e scritta anche Correnta (dal verbo occitano correr, correre, scorrere) caratterizzata dalle fasi meira, balar e virar. Sarebbe nata dalle danze rinascimentali e presente con passi diversi in ogni valle. Si balla a coppie su un cerchio con una coreografia ripetitiva, ma con la tipicità, la musica e le caratteristiche differenti di valle in valle.  Ci sono poi molte danze a figura, codificate da secoli, che  si ballano a gruppi di quattro, sei, otto ballerini riuniti in coppie: come la Gigo, la Countrodanço, la Tresso, la Cadrio, Il Balet. Tante danze ballate alle feste, soprattutto tra un pubblico molto giovane sono le  varie Bourrée, il Rigaudon, i Saut Biarnes e altre danze diffuse con il fenomeno del folk revival che ha toccato anche questi margini estremi del nord Italia".

B&V: Che progetti ha per salvaguardare o promuovere queste danze?

"I miei progetti sono quelli che propongo ormai da quasi 40 anni e sono diventati la mia professione.  Le danze occitane esprimono oggi un bisogno di aggregazione, di appartenenza, d’identità che l'essere umano cerca di continuo. Creano socializzazione favorendo le relazioni tra le persone. Queste danze hanno saputo evolversi nel tempo, accompagnate dalla musica occitana di gruppi folk e rock che si sono formati negli anni 80 e 90 e che coinvolgono sempre più giovani e non più giovani. Tutto ciò nonostante l’esodo delle comunità montane verso le città. Oggi proprio nelle grandi città associazioni di danza propongono questi balli nei corsi di danza tradizionale e popolare, dove conta molto il gusto di fare gruppo e divertirsi con semplicità, mentre la tecnica passa in secondo piano pur richiedendo una certa abilità nell’imparare le figure base e le sequenze di ogni danza. In genere, musica e danza sono i mezzi «di esportazione» della cultura che superano i confini e per certi versi i limiti linguistici. Le danze occitane hanno quindi un duplice valore. Se da un lato contribuiscono a mantenere vive le radici di una comunità orgogliosa della propria cultura e tradizioni, dall’altra costituiscono un ponte tra vecchio e nuovo, in quanto praticate oggi, grazie alle associazioni di ballo folk e alla loro gioia e vivacità di esecuzione, sia da giovani che da non più giovani. Inoltre, il forte legame con la musica, oggi anche rivisitata (seppur suonata anche con gli strumenti antichi) da conosciuti gruppi folk di ragazzi, favorisce la diffusione di questo patrimonio culturale al di fuori delle singole feste di paese".

B&V: la musica ha un ruolo importante nelle danze occitane. Quali strumenti accompagnano oggi queste danze?

"La musica e la danza, insieme alla lingua, sono state i mezzi di trasmissione e mantenimento della cultura occitana. La musica è espressione artistica che ha sempre avuto una posizione di rilievo nella cultura d’Oc. Le poesie dei trovatori venivano, infatti, cantate ed accompagnate da strumenti musicali. La musica occitana nasce con i trobadors, colti compositori di “mots e son”, parole e musica, le cui composizioni venivano eseguite da giullari e musici che si accompagnavano con vari strumenti tra cui la ghironda, detta in occitano la Viulo. Nata nel nord Europa nel XI secolo, la viella, viola o ghironda produce le vibrazioni della corda non più pizzicandola, ma sfregandola con una ruota, ed è anche il primo strumento cui si applica il principio della tastiera. In origine era detta organistrum ed era suonata da due musicisti, deputati uno a girare la ruota e l’altro a schiacciare i tasti; in seguito un solo esecutore svolgeva entrambe le operazioni. Gli ultimi vecchi suonatori tradizionali di ghironda provenivano dalla Val Maira e dalla Val Grana, la mia valle. Troveremo inoltre il semitoun ossia l'organetto, la fisarmonica cromatica a bottoni, il clarinetto, il violino, l’arbebo, il galoube o flauto a 3 buchi, alcune cornamuse, tamburi vari e l’armonica a bocca.  Da alcuni anni  accanto agli strumenti della tradizione sono stati inseriti  chitarra, basso, batteria e alcuni strumenti elettrici per rendere più accattivante la musica ad un pubblico giovane ed energico, che frequenta anche i miei corsi di danza". 

B&V: Ecco, entriamo nel vivo della sua attività di insegnamento e di diffusione delle danze occitane in Italia. Attualmente tiene corsi di danze in modo continuativo?

"Sì, in questo anno così complicato e nonostante tutte le restrizioni, sto proponendo più corsi di danze distanziate intitolati Destacha la Dança, con in programma le danze occitane del repertorio dei Saut Biarnes, danze provenienti dai Pirenei Occitani.  Ogni anno i miei corsi sono continuativi, iniziano con l'anno scolastico e proseguono fino a fine maggio. Sono corsi serali per adulti  strutturati in piu livelli. Nella mia lunga carriera ho animato e animo a richiesta Stage e seminari di danza in tutta Europa. Inoltre porto avanti da anni il progetto Balen Tuchi, corsi di  Danze occitane nelle scuole primarie e secondarie."

B&V: Fa parte di gruppi o associazioni che si occupano di mantenere vive le tradizioni locali?

"Faccio parte dell' Associazione Culturale Lou Balet e ne sono la presidente. Lavoro anche con l' Associazione Culturale Lou Dalfin e con altre associazioni del territorio alpino occitano che si occupano di promozione della musica e della danza occitana. Inoltre collaboro con Espaci Occitan, associazione di Enti Pubblici del territorio occitano alpino e sportello linguistico che si propone in Italia come primo polo culturale sinergico dedicato alla cultura e alla lingua occitana".

 

Livia Rocco

 

Daniela Mandrile, di Caraglio (Valle Grana), a partire dall’inizio degli anni ottanta ha svolto attività di studio e diffusione nel campo della danza occitana cis e transalpina. Dall’inizio degli anni ottanta ha codificato l’insegnamento della tradizione coreutica occitana e ha esportato la danza occitana in contesti nazionali e internazionali ampiamente riconosciuti. Ha tenuto da allora seminari di danza in Italia (Asti, Bologna, Alessandria, Napoli, Montebelluna, Venezia, Udine, Parma, Gorizia, Padova, Milano, Genova, Savona, Rimini, Perugia, Modena, Firenze, Roma, Torino... ), in Francia ( Nizza, Avignon, Istre, Arles, Grasse, Antibes, Lione, Parigi, Lorient, Agen, Bordeaux, Toulouse, Biarriz...), in Svizzera (Canton Ticino, Locarno, Berna ), nel Paese Basco (Pamplona, San Sebastian). Ha svolto attività didattica nelle scuole elementari di Caraglio, Pradleves, Valgrana, Peveragno, Chiusa Pesio, Mondovì, Villanova, Alba, Bra, Vernante, Torino e in tutti i comuni della Valle Stura e della Valle Maira. Ha svolto attività didattica all’Istituto Alberghiero di Arma di Taggia e di Sanremo. Ha esperienza pluriennale di didattica ai corsi di formazione proposti dall’Unitre a Savigliano e a Fossano. Dal 1981 in collaborazione con l’Accademia del Bordone ha organizzato e animato gli “Stage di Natale”, seminari di musica e danza popolare occitana. Dall’inizio degli anni 90 collabora con l’Associazione Culturale “Lou Dalfin” nell’organizzazione di corsi e seminari di danze occitane. Dal 2006 collabora con Espaci Usitan con corsi e animazioni di danze occitane per i ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori. Il suo lavoro d’insegnamento si è svolto principalmente in questi ultimi anni nel territorio occitano, area in cui assistiamo a un vero e proprio fenomeno di riscoperta di massa delle tradizioni musicali. Dal 2001 è animatrice di danza per l’associazione culturale Lou Dalfin e dal 2012 presiede e gestisce l’associazione culturale Lou Balet. Nell’anno 2009 ha ricevuto la Targa Mestre (maestro in lingua d’Oc), un riconoscimento dato a personalità che si sono distinte per il lavoro di promozione e valorizzazione della cultura occitana. Anima da anni “le Giornate in Valle Stura”, visite guidate in Valle per le scuole elementari, a cui partecipano ogni anno circa 1200 alunni. Ha collaborato alla realizzazione del progetto ”Vivre la Festo”, iniziativa proposta dall’Istituto Comprensivo di Demonte e la Comunità Montana Valle Stura a cui hanno partecipato tutti i bambini della Scuola Primaria della Valle. Dal 2010 collabora in diverse scuole primarie del cuneese alla realizzazione di corsi e progetti inerenti la danza e la cultura occitana. Nel biennio 2013/2014, 2014/2015, 2016/2017 e 2018/2019 è stata docente del progetto “Chantar, balar e sunar per counuise la lengo Ousitano” a cui hanno partecipato centinaia di alunni della scuola primaria della Valle Grana e della Valle Maira. Propone dal 2016 il progetto BALEN TÜCHI, laboratori sulle danze occitane per gli alunni della scuola primaria. I suoi corsi si sono svolti e si svolgono tuttora nel Cuneese, nel Torinese, in Liguria e in tutto il territorio occitano.


Stampa