Chiara Candidi: le Tarantelle al centro della scena

Chiara Candidi, danzatrice tradizionale, insegnante e fondatrice del Gruppo di danze etniche italiane Radicadanza, ci parla dei suoi corsi, stage e spettacoli teatrali basati sui più antichi balli popolari, tutti riconducibili alla grande e splendida famiglia delle Tarantelle, un patrimonio radicato nel passato ma da vivere come ‘contemporaneo’


di Livia Rocco

 

Le Danze Italiane: è questa la specialità di Chiara Candidi, insegnante che ha alle spalle una solida formazione e un ricco bagaglio di esperienze nel campo delle danze popolari, settore di forte richiamo, e non solo entro i confini nazionali….

Negli ultimi dieci anni ho insegnato in molte scuole e associazioni tra Roma e provincia, ma sono anche stata la prima ad insegnare danze italiane a Città del Messico, presso l’Istituto Italiano di Cultura e presso due scuole di danza della capitale messicana, dove ho vissuto circa un anno e mezzo, tra il 2012 e il 2013. Successivamente ho fondato il Gruppo ‘Radicadanza: Danza, Terra e Teatro’, con il quale tengo corsi, stage e presento spettacoli di ‘danze etniche italiane’. Negli ultimi anni ho deciso di utilizzare questo termine – etniche - perché in seguito ai miei studi, alle mie ricerche e ai miei viaggi, ho capito che questa parola, a mio avviso più di altre, è un’ottima sintesi di suggestioni e significati che esprimono la valenza tradizionale e popolare di questi balli antichi: la Pizzica, la Tammurriata, le Tarantelle del Centro e Sud Italia, che altro non sono poi che Le Danze Italiane. Possiamo racchiuderle tutte sotto il nome di Tarantelle; è la Tarantella, infatti, la danza etnica della nostra terra, in tutte le sue diversissime varianti e declinazioni, che io insegno ai miei alunni”.

E allora entriamo nel vivo del modo di insegnare di Chiara. “Ho allievi di tutte le età (bambini, giovani, adulti), maschi e femmine, con o senza una precedente preparazione in danza. Normalmente i miei corsi principianti iniziano con uno studio approfondito della Pizzica - dalla Pizzica Pizzica più tradizionale alle differenti forme più contemporanee - e della Tammurriata stile Agro Nocerino-Sarnese. Poi, ad un livello intermedio, inizio la Calabrese Riggitana e dell’Aspromonte, la Tarantella del Gargano, la Montemaranese, il Saltarello laziale. In un secondo momento, a seconda del tipo di classe che si forma, mi dedico alla parte coreografata, per la realizzazione dei saggi-spettacolo di fine anno. Ma a qualsiasi livello, in qualsiasi modo sia strutturato il corso, le mie lezioni sulle Danze Italiane partono tutte dalla tradizione, dall’origine, dai significati più forti e radicati di questi balli, che parlano dei luoghi e delle storie da cui provengono, per poi diventare un veicolo per un’espressione più contemporanea e anche teatrale del ballo. Tutto questo per far sì che una tradizione tanto splendida si mantenga viva, presente, vibrante di tanti nuovi significati, ma senza mai dimenticarne le radici".

Sebbene giovane, Chiara ha già una lunga storia artistica. “La mia formazione – racconta – è iniziata quasi 17 anni fa, quando ho iniziato seriamente a studiare teatro, danza e arti performative, senza tracciare una distinzione troppo netta tra danza e teatro. Mi sono laureata in Regia Teatrale al Dams, con una tesi sul Living Theatre, e subito dopo la laurea sono andata a studiare all’Odin Teatret di Eugenio Barba, in Danimarca. Questa esperienza è stata fondamentale, perché a ispirare il percorso che mi ha condotta alle Danze Italiane è stata proprio la “filosofia teatrale” di Eugenio Barba, la sua pedagogia e ricerca teatrale, rivolta alle tradizioni performative più antiche e più lontane, ma anche più vicine e contemporanee. In effetti la mia prima vera Pizzica l’ho ballata proprio in Danimarca, nel 2005, durante una festa-spettacolo dell’Odin Teatret. Probabilmente è stato allora che qualcosa di quella danza meravigliosa mi ha completamente catturata, o forse ancor prima, quando da bambina trovavo la parola ‘Tarantella’ la parola più bella del vocabolario italiano, chi lo sa perché”.

Una scintilla che ha avviato un percorso nella danza pieno di studio e di esperienze. “In effetti, dopo quella Pizzica danzata all’Odin sono accadute molte cose. Ho continuato a studiare con molti altri maestri del teatro e della danza, ho lavorato con diverse compagnie, anche in Germania, danzato per vari gruppi musicali, ho scritto uno spettacolo, che ho diretto e interpretato, un monologo meta-teatrale, con elementi di teatrodanza e poi ad un tratto l’esigenza, il desiderio di scrivere un testo teatrale sulle Danze Italiane, sulle Tarantelle, e allora le mie ricerche sono diventate ancora più approfondite e mi hanno portata nei luoghi d’origine: Salento, Campania, Calabria. Così nel 2007 ha preso vita “Mirta Donna Danza”, il mio spettacolo sulle Danze Italiane, lo stesso che anni dopo ho presentato anche a Città del Messico tradotto in spagnolo. Da allora le Danze del nostro paese - che vengano chiamate popolari o etniche, le Tarantelle insomma - sono diventate un linguaggio corporeo, artistico, umano, dal quale non riesco più a prescindere. Per questo qualche anno fa ha visto la luce il mio Gruppo, Radicadanza. All’incirca nello stesso periodo della nascita dello spettacolo “Mirta” è iniziato anche il mio percorso di insegnamento dei balli popolari, stimolato anche dalla necessità di far imparare le danze italiane ai colleghi attori. Alla mia attività artistica da sempre affianco quella di insegnante, sia nelle scuole statali, sia come insegnante di teatro per bambini, giovani e adulti e come insegnante di danza, senza quindi mai tralasciare l’aspetto pedagogico e, data la mia storia, con una cura particolare e mirata all’uso del corpo, dello spazio, del rapporto con gli altri e anche con il pubblico.”

Sempre un occhio al teatro…”Con Radicadanza stiamo presentando da alcuni anni diversi progetti di spettacolo sulle danze, i canti e le musiche della tradizione italiana; progetti che vogliono continuare a crescere e incontrare diversi artisti e musicisti. Studio anche il Flamenco e ho in programma uno spettacolo con Algeciras Flamenco”.

Avanti tutta, quindi, con le danze etniche italiane, che non smettono di appassionare amanti delle tradizioni e delle…novità! Come spiegare questo successo?   “Questo ritorno in auge delle danze popolari, iniziato ormai da una decina e più di anni, secondo me ha diverse motivazioni . Molte – secondo Chiara Candidi - sono legate alla grande macchina di studio e lavoro che c’è dietro alla Notte della Taranta, ma ancor prima alle stesse ricerche e ‘baratti culturali’ realizzati da Eugenio Barba a Carpignano Salentino. Insomma nell’arte teatrale e della danza contemporanea c’è questo grande movimento di recupero delle tradizioni, di ritorno alla terra, alla strada. Per quanto mi riguarda, per me le Danze Italiane hanno sempre parlato anche di Commedia dell’Arte, di Maschere, di Carnevale, e quindi sono sempre state parte del mio percorso di teatrante; le Danze Italiane a mio avviso sono legate a tutta una storia artistica mediterranea, che non può non essere presa in considerazione da chi fa teatro e danza in una certa maniera. Sono danze che parlano di chi eravamo, e quindi anche di chi siamo; hanno ancora molto da dire e inoltre si prestano moltissimo a contaminazioni, scambi, ricerche. Durante il mio soggiorno in Messico ho avuto modo di conoscere molte tradizioni di musica e danza delle popolazioni autoctone e moltissime sono state le similitudini che ho riscontrato con le nostre; e in Messico come altrove, già da molto si ha un’altissima considerazione delle Danze Tradizionali antiche e le si danza, le si studia, le si sperimenta ancora oggi in scuole di danza, accademie, compagnie. Io credo che tutte le danze etniche del mondo hanno una grande valenza culturale e artistica e rappresentano un patrimonio della terra e della cultura da cui provengono, alla stregua di dipinti, opere letterarie, brani musicali. Perché fanno da collante tra l’espressione artistica e l’esigenza umana di esprimersi, muoversi, comunicare, fare comunità con gli altri. Per questo era ed è importante in Italia restituire una dignità a queste danze. Occorre continuare a mostrare, divulgare, insegnare queste danze, con estrema cura e molta competenza. Ad oggi, dopo che si è tanto spinto affinché queste danze da regionali diventino 'nazionali', addirittura mondiali, occorre praticare con intelligenza e creatività una riscoperta anche contemporanea di questi linguaggi artistici, proprio perché possano continuare a parlare a tutti di tradizioni, di vita, di dolori, di lotte, di passioni e anche di futuro”.


Chiara Candidi insegna danze italiane in corsi settimanali a Roma presso la scuola di danza Il Cigno Bianco (via Vacuna, 78) e presso la Casa della Pace (Largo Ascianghi 4). A questi corsi si aggiungono workshop mensili presso il Bollywood Club di Roma (via Adelina Patti 5) e presso la scuola Etnika di Pomezia (viale Alessandro Manzoni 30).


Stampa