Lucia Scarabino, danze popolari e identità

"Le danze popolari non sono solo un insieme di passi, posture e salti ma sono un vero e proprio linguaggio. Coltivare quel linguaggio vuol dire entrare in contatto con la storia di un popolo, con i suoi valori, le sue credenze, le sue leggi, le sue ambiguità, la sua anima". Sono le parole di Lucia Scarabino, danzatrice, performer, docente e studiosa, cresciuta attraverso la cultura popolare del suo Gargano. Per quattro volte sul palco de La Notte della Taranta, si augura che  "si dia ancora più attenzione alla danza,  che venga portata avanti  la strada della contaminazione ma che non venga mai del tutto disatteso il richiamo alla pizzica pizzica tradizionale"

di Ester Ippolito

 

“Sono cresciuta attraverso la cultura popolare. Vengo da una terra dove la tradizione non è mai morta. Di certo non avrei mai immaginato che un giorno sarei salita su di un palco per rappresentarla”. Esordisce così  Lucia Scarabino, danzatrice e performer  di danze popolari, docente e studiosa. Pugliese doc, la sua  terra è il Gargano,  Monte Sant’Angelo, terra molto ricca di tradizioni folcoriche. Giovane, bella, elegante, ha solcato il mitico  palco de La Notte della Taranta per più edizioni, ha un curriculum ricco di collaborazioni importanti, di spettacoli  e di  impegni sia in Italia che all'estero,  e si è laureata con una tesi dal titolo significativo e che invita alla riflessione "Dal Tarantismo al NeoTarantismo. Dal rito al palco".

“Sin da piccolissima -  dice - ho subito il fascino della danza e della musica popolare. Le  opportunità per ascoltare e danzare la tarantella sono sempre state tante, dalle feste in famiglia, alle serenate, alle sagre di paese ed ai momenti più semplici dello scorrere quotidiano". Lucia si racconta  per farci capire come scocca una scintilla, una passione e come  questa  passione possa  portare lontano....

"La scintilla di questo desiderio si è accesa lentamente quando da bambina assistevo, ogni estate, nel mio paese, ad un festival di danze tradizionali: venivano compagnie da tutto il mondo ed io rimanevo letteralmente incantata dal susseguirsi dei loro spettacoli-continua."Quei passi e quei ritmi mi catturavano completamente, soprattutto quando ad esibirsi erano i gruppi locali e tra questi la “Pacchianella”, storica compagnia di  danza popolare di Monte Sant’Angelo, attiva già dai primi del 900, di cui anche i miei genitori e miei zii avevano fatto parte in qualità di danzatori e musicisti. Ed è proprio con questo gruppo  che ho iniziato a muovere i miei primi passi e ad avvicinarmi al mondo della spettacolarizzazione della tradizione. Poi c’è stato l’incontro fortuito con Eugenio Bennato che mi ha “catapultata” verso un intenso, meraviglioso ed impegnativo percorso lavorativo  che nemmeno lontanamente avrei mai immaginato di vivere".

 

B&V- Che significato ha oggi coltivare e offrire al pubblico  il patrimonio delle danze popolari?

Lucia- Le danze popolari non sono solo un insieme di passi, posture e salti, ma sono un vero e proprio linguaggio. Coltivare quel linguaggio vuol dire entrare in contatto con la storia di un popolo, con i suoi i valori, le sue credenze, le sue leggi, le sue ambiguità, la sua anima. Coltivare le danze popolari vuol dire rafforzare il senso di appartenenza al territorio di origine, rivivere la grandezza di un passato genuino e analfabeta del benessere frivolo ma che conosceva benissimo il linguaggio dell’amore e della condivisione; vuol dire  ritrovare il legame con la vita dei nostri nonni, accrescere la propria interiorità, vuol dire imparare a rispettare l’enorme ricchezza culturale che il nostro popolo ci ha lasciato in eredità e avere una preziosa occasione per rifuggire da tutte le superficialità della nostra contemporaneità. E’ fondamentale riscoprire ed offrire questo immenso patrimonio coreutico soprattutto alle nuove generazioni, per evitare che la bellezza e la semplicità di questo linguaggio vadano perse e con esse la memoria delle origini  attraverso cui si definisce e si rafforza  la propria identità.

B&V- Come evitare mistificazioni e  strumentalizzazioni?

Lucia- L’importante è che ciò avvenga in modo consapevole e senza mai perdere il senso della dimensione storica del ballo e del suo innesto nella tradizione affinché non venga avvertito come semplice sfogo o divertimento ma come espressione di un modo di comunicare, di ritrovarsi in un contesto gratificante e liberatorio che nasce da un’esigenza primordiale di rigenerazione e di socializzazione.

 

B&V-  Prendendo ispirazione dalla tua tesi di laurea, come si spiega  questo passaggio "dal rito al palco" di cui dovremmo sempre essere consapevoli?

Lucia- Partendo dalla mia tesi   “Dal Tarantismo al NeoTarantismo. Dal rito al palco”, non bastano  certo  poche righe per esprimere i contenuti di un passaggio così importante. Il fenomeno rituale del Tarantismo legato ad uno specifico modo di  superare situazioni difficili attraverso schemi comportamentali ripetitivi ed universalmente accettati nell’ambito della propria comunità di origine, non esiste più, così come non esistono più le problematiche e le difficoltà della civiltà contadina di quel periodo storico. Ma tra la fine degli anni 80 e l’inizio degli anni 90 abbiamo assistito ad un ritorno d’interesse verso i ritmi e le danze della tradizione che è andato via via  crescendo.  In questa fase di “osservazione” del passato si è verificato  appunto  il passaggio dal rito al palco,  e quella musica così travolgente e quella danza così liberatoria hanno subito una importante metamorfosi. Il rituale del Tarantismo, da  rimedio purificatore inteso a curare il disagio e la sofferenza, si è trasformato in momento di svago, di estraniazione e di gioia collettiva, il tutto nell’ottica della spettacolarizzazione. A tal proposito Schecner afferma che “il lavoro di produzione/messinscena consiste nel risceneggiare l’opera…come le circostanze del momento la rileggono”. In questi anni si sono verificati importanti cambiamenti socio-culturali che hanno imposto credenze e schemi di vita diversi, veicolati soprattutto dalle mode e dai mass-media, ed hanno relegato nel passato comportamenti non più condivisibili, specialmente quelli che inducevano alla coralità ed  all’esternazione rituale di situazioni particolarmente complicate che adesso invece s’intendono contenere e risolvere nel privato.


B&V-...quindi qual è la funzione del nuovo Tarantismo?

Lucia- Il nuovo Tarantismo  nella nostra società continua   a svolgere la sua funziona catartica ma è sostenuto da altre motivazioni che scaturiscono da esigenze completamente differenti rispetto a quelle del passato,  come per esempio il voler riappropriarsi della cultura e  delle tradizioni di appartenenza per garantire l’identificazione di sé di fronte al livellamento globale, il semplice desiderio di seguire una moda che gratifica ed è anticonformista, la ricerca di protagonismo, il voler uscire dal ruolo di semplici spettatori a cui il potere mediatico ci ha costretti, lo “sfinimento” liberatorio,  ricercato e perseguito al fine di ottenere  un momento di evasione dallo stress quotidiano. Questi sono solo alcuni dei fattori che hanno determinato la rinascita di questa tradizione coreutica-musicale e che spingono migliaia di persone a cercare e rincorrere i “palchi” della tarantella perché è attraverso la spettacolarizzazione della tradizione che oggi si rinnova il potere magico-curativo del Tarantismo, sostenuto dal forte bisogno di lasciarsi coinvolgere in una danza ritmica e liberatoria  che  è in grado di far avvertire il fluire stesso della vita ed il suo continuo rigenerarsi.


B&V- Quali sono  i tuoi ritmi preferiti?

Lucia- Amo tutto il variegato mondo dei ritmi popolari, ma il più delle volte lascio decidere ai miei stati d’animo cosa ascoltare e cosa danzare ed in base al bisogno emotivo che voglio soddisfare e colmare scelgo. Questo perché ogni tipologia di suono ha una specifica funzione su di me. Ma il ritmo delle Tarantelle del Gargano e della Pizzica hanno però un valore aggiunto. Sono i suoni della mia terra di Puglia e ogni volta attraverso essi  riesco a ricucire il legame viscerale che ho con le mie radici.

 

B&V- Notte della Taranta,  esperienze con maestri concertatori diversi: le impressioni?

Lucia- La Notte della Taranta" è una grande occasione d’incontro tra il repertorio tradizionale salentino ed  altri generi musicali. La fusione tra questi linguaggi è  ogni anno affidata alla comprovata professionalità di un maestro concertatore  di fama internazionale, e io  ho avuto la fortuna di far parte del corpo di ballo per quattro edizioni e di assistere  allo sviluppo di queste “contaminazioni”. Ogni volta   ho potuto riscontrare la potenza del linguaggio  della pizzica, della sua universalità e adattabilità agli altri stili musicali come le melodie del Maestro Ludovico Einaudi, i ritmi balcanici del Maestro Goran Bregovic, gli archi del Maestro Giovanni Sollima e le note rock del Maestro Phil Manzanera. Aldilà dei gusti e dei punti  di vista  è difficile non rimanere coinvolti e affascinati dalle nuove elaborazioni strumentali di volta in volta magistralmente orchestrate ed eseguite.


B&V-  Qual è  il ruolo della danza nella Notte?

Lucia- La forza espressiva della pizzica si manifesta anche nel ballo, purtroppo non sempre  valorizzato, perché troppo spesso considerato come ornamento dello spettacolo. Solo negli ultimi anni abbiamo visto dare alla danza maggior respiro e nelle ultimissime edizioni si è finalmente applicata la stessa formula che caratterizza il concertone ossia la presenza di un maestro coreografo che ha il compito di far dialogare il ballo della pizzica con altri stili coreutici. Quest’anno  la direzione del corpo di ballo è stata affidata al Maestro Roberto Castello, grande esponente della danza contemporanea. E’ stata un’esperienza bellissima ed impegnativa, svoltasi sotto un clima di assoluta armonia. Il lavoro coreografico è stato preceduto da una fase laboratoriale molto intensa e coinvolgente che ha permesso a noi danzatori di essere parte attiva del lavoro di ricerca dei movimenti da cui sono scaturite  coreografie visionarie e originali frutto di un lavoro nello stesso tempo introspettivo e corale. Quello che mi auguro è che nelle prossime edizioni  si dia ancora più attenzione alla danza e che venga portata avanti  la strada della contaminazione per dare al ballo della pizzica la possibilità di esprimersi, di  andare oltre le già note potenzialità esecutive, ma nello stesso tempo spero che sul palco de “La Notte della Taranta” non venga mai del tutto disatteso il richiamo alla pizzica pizzica tradizionale.

B&V- Ti dedichi anche ad altre attività artistiche ?

Lucia- Sì, oltre alla mia attività di danzatrice sono impegnata anche nel campo della recitazione come attrice e, da diversi anni svolgo, in qualità di insegnante corsi e stage intensivi sulle princiali danze popolari del sud Italia, a Roma e in tutta Italia.

credit fotografici Massimo Forchino , Stefano Ferrante, Ubaldo Franco, Marco Curatolo e Andrea Ciccalè

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Lucia Scarabino inizia il suo percorso artistico come danzatrice all’età di 15 anni dedicandosi al recupero e alla valorizzazione del patrimonio coreutico-musicale dell’Italia centro-meridionale. Nel 2001 diventa la danzatrice ufficiale dell’ensemble “Taranta Power” fondata da Eugenio Bennato.  Collabora successivamente con lo stilista Giorgio Armani realizzando per una suo sfilata una performance di danza ispirata alla tarantella, con il gruppo di riproposta popolare “Rione Junno”; con il Maestro Erasmo Petringa; con i “Fluido Ligneo” diretti dall’artista Luca Pugliese; con il performer e percussionista Luca Rossi; con il Maestro Antonio Infantino e i Tarantolati di Tricarico e con la performer e coreografa Ashai Lombardo Arop. Danza in numerose edizioni del festival ”La Notte della Taranta”. Nel 2013 si diploma in recitazione presso il Laboratorio di arti sceniche “Il Cantiere Teatrale” diretto da Paola Tiziana Cruciani, a Roma, e perfeziona  la sua formazione artistica in campo attoriale presso la GoldenStar Academy di Roma, studiando con Augusto Fornari, Marco Simeoli, Bernard Hiller, Jean Paul Denizon, Giancarlo Giannini e Stefano Benni. In ambito teatrale ha preso parte agli spettacoli diretti da Alessandra Fallucchi, Giovanni Carta, Lorenzo Profita e Roberto D’Alessandro. Da tempo svolge, in qualità di insegnante, stage e corsi sulle danze e la cultura popolare del Sud Italia.

 


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