Ilenia Miceli, la danza che fa rinascere

Pizzica, canto tradizionale salentino, orizzonti musicali vasti che guardano oltre confine, femminilità e sensualità che strizzano l’occhio a Oriente e un messaggio che viene dal cuore: la musica salva la vita, come insegna  l’esperienza personale di Ilenia Miceli, cantante e danzatrice  salentina, unica donna e leader del gruppo musicale “Mute Terre”

di Ester Ippolito

 

Mia madre mi ha dato alla luce e la musica mi ha ridato la vita”. Sono
le parole di Ilenia Miceli, cantante, danzatrice e insegnante salentina,
unica donna e leader del gruppo musicale “Mute Terre” , laureata in Beni Culturali (Scienze dello spettacolo), all' ultimo anno del Master in MusicArterapia nella globalità dei linguaggi di Stefania Guerra Lisi,  già con molteplici esperienze attive nel campo della musicoterapia nel mondo dell'infanzia e della disabilità. Dal 1999 ha iniziato a partecipare   come cantante e ballerina a varie formazioni musicali del Salento  fino al 2009, anno di nascita di "Mute Terre". Una sua  esperienza professionale indelebile  e indimenticabile senza dubbio  il tour in America (New York e Canada) di oltre trenta giorni  nel 2001 con Enrico Capuano, Tamurriata Rock. E tanti altri viaggi  per diffondere le tradizioni salentine.
Oltre alle performance musicali e di danza, Ilenia conduce stage di
pizzica come terapia per una riscoperta del corpo, autostima, femminilità
e sensualità e anche terapia di coppia per riportare alla luce la passione.
La sua scala musicale è variegata essendo vicina  a vari generi musicali 
dal  popolare al tribale, dall'elettronica al blues.... Trenta anni appena
compiuti,  ma Ilenia ha molto da raccontare  sulla sua danza e sul suo
percorso umano e professionale....

B&V- Come ti sei avvicinata alla tradizione popolare, canto e danza?

Ilenia- Il mio primo ricordo legato ai canti popolari risale alla mia infanzia,
quando accompagnavo mia nonna a raccogliere il tabacco - i  miei
genitori in quel periodo erano in Svizzera -   e io l'aiutavo nella raccolta delle foglie, ed ero anche una brava raccoglitrice. Per accompagnare la fatica tutte le donne cantavano canzoni tradizionali e il mio orecchio era attento.  Poi crescendo, l'avvicinamento alla tradizione ha subito un fermo: nelle feste e nelle sagre non c'era la voce popolare, predominavano il liscio, i balli latino americani e di gruppo. Non c'era l'esplosione della tradizione e della neo pizzica che si vive oggi. Ma momenti  iimportanti sono  stati l'ascolto de I Tamburellisti di Torrepaduli e il canto di  Anna Cinzia Villani. Come ho cominciato a danzare la pizzica...a questo è più difficile rispondere, anzi non ho mai saputo rispondere né indicare un modello di riferimento. Quello  che so è che, al suono del tamburello e della musica,  il mio corpo ha cominciato a muoversi seguendo un certo ritmo, poi è arrivata la personalizzazione dei miei movimenti, la riscoperta della
femminilità, il richiamarmi all'Oriente nei miei abiti di scena. E alla
consapevolezza e scelta di voler raccontare dal palco come la musica
possa guarire davvero infelicità, disagi e malattie richiamandomi  anche
al tarantismo.


B&V- Abiti orientali, movenze che richiamano la danza del ventre...qual è la spinta? Perchè l'Oriente?

Ilenia- Penso che l'Oriente sia una terra ricca di energia, amo molto questa parte di mondo, da piccola sognavo sempre di essere una principessa orientale, e so che i miei abiti di scena rappresentano una sfida sul palcoscenico, creano polemica ma fanno parte di me e di quanto voglio trasmettere, anche se in questo mi allontano dalla tradizione salentina. Creo polemica e critiche anche quando porto sul palco l'esperienza del tarantismo, rifacendomi al fenomeno tanto studiato e analizzato da studiosi  che attanagliava  soprattutto donne  con una situazione di malessere e infelicità dalla quale si liberavano con la musica. Lo faccio ma  sempre spiegando e contestualizzando questa parte dello spettacolo.  Questo fa parte di me  perché è legato a una mia esperienza personale ...  la musica salentina, il ritmo  del tamburello mi ha ridato la vita....

B&V- In che senso l'esperienza del tarantismo  ti è vicina e qual è stato il potere della musica sulla tua vita ?

Ilenia- Da ragazzina sono stata molto male, le cure mediche sbagliate mi hanno ulteriormente  nuociuto procurandomi   stati di malessere, debolezza e depressione. Attraverso il ritmo salentino, il canto e il ballo, salendo sul  palco con grande fatica e lacrime  su sollecitazione e spinta di amici, sono davvero rinata, ho ritrovato pian  piano   forza e sicurezza in me stessa. All’inizio delle mie esibizioni  soffrivo terribilmente, sentivo l'accelerazione  del respiro, mi avvicinavo al trance, ma pian  piano ho cominciato a risolvere i miei problemi e a salire sul palco con un nuovo
spirito. Attraverso lo sguardo del pubblico ho scoperto il mio valore di
donna, la femminliità, e ho capito che avevo anche qualcosa da
trasmettere proprio alla luce della mia esperienza e c'è stata la rinascita.
Il messaggio  che voglio offrire è che la musica può davvero aiutare nella
difficoltà:  per questo porto in scena il tarantismo e mi sono avvicinata   
alla musicoterapia di aiuto a bambini con difficoltà o disabili.    In
questa ottica,  insegnare a danzare la pizzica acquista un senso
preciso, i miei laboratori si chiamano “I Suoni che curano”: si parte dai
passi base poi ognuno può trovare il proprio stile e seguire anche  il
richiamo di altri ritmi, dall’afro al rock….


B&V- Hai avuto una intensa partecipazione a gruppi musicali fino ad arrivare  a  Mute Terre

Ilenia- Questo mio percorso, tra musica e terapia, mi ha portato a partecipare a vari gruppi salentini finchè nel 2009 è nata  “ Mute Terre”, dove mi sono davvero messa in gioco. Il gruppo, nato dal piacere di fare musica in uno scantinato o in una casa di campagna,  è composto da sette elementi provenienti da esperienze diverse: (Ilenia Miceli (voce), Christian Miceli (fisarmonica), Alessandro Trovè (voce e tamburello), Guseppe Astore (violino e fisarmonica), Nico De Luca (tamburello) , Mattia De Luca (flauto traverso e ottavino), Jacopo Montagna  (chitarra). Il nome Mute Terre deriva dal suggerimento della violinista Chiara Arcadi, che faceva parte  del gruppo ai suoi esordi, e indica terre silenziose e che non parlano, e che  avrebbero invece proprio tanto da raccontare....tra eventi e storie di uomini e donne. Il nostro repertorio parte dal legame  con il  Salento (dalla pizzica ai canti di lavoro ai ritmi che curavano le tarantate...) ma crea anche un ponte musicale con il Mediterraneo, con i  Balcani e con le altre regioni del Sud Italia. Sono l'unica donna del gruppo, a volte nei nostri tour arricchiamo le performance con un'altra  ballerina. 

B&V- Come si esprime oggi la tradizione Salentina ne “La Notte della Taranta”?

Ilenia- Rispetto il Festival perchè ha rilanciato la tradizione ma  ha anche fatto qualche danno e generato confusione nel grande pubblico e nel turista  diffondendo termini come Taranta che  vengono abbinati in modo impreciso alla danza e alla musica.  All'inizio partecipavano al Festival 60/70 gruppi legati alla tradizione popolare, e il maestro concertatore più fedele alla tradizione è stato senz'altro Ambrogio Sparagna, per le sue radici e per il fatto che suona l 'organetto. Ricordo anche grandi ospiti come Battiato, De Gregori, Lucia Dalla, la Nannini che cantò il duro canto di lavoro “Fimmine Fimmine “. Oggi c’è meno partecipazione popolare e  il livello degli ospiti è senz'altro inferiore.

Ilenia Miceli è su Facebook

www.mutererre.it (sito in fase di aggiornamento)

Credit: le foto con Ilenia in rosso (4) sono di Claudio Bru, dall'album Tribute a Ilenia Miceli. Le altre di Ballareviaggiando


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