“Sputava fuoco dalla bocca e lo spegneva con i piedi”. Queste le parole di Jacques Costeau per descrivere, qualora fosse possibile, la danza de La Singla, ballerina di flamenco giovanissima , che in breve tempo, nonostante la sua sordità, divenne una star acclamata e apprezzata negli anni 60 per la sua forza nel ballo, il suo sguardo fiero , per la sua unicità.. E il bellissimo film "La Singla", di Paloma Zapata , ricostruisce la sua grande storia andando con ostinazione alla ricerca delle ragioni del suo improvviso abbandono delle scene e del silenzio che calò sulla sua vita.
Era sorda Antonia Singla, detta poi La Singla, a causa di una meningite, e imparò a parlare nel tempo. I suoi primi anni furono avvolti nel silenzio, nella diversità, inizò a danzare il flamenco guardandosi allo specchio ma aveva la musica dentro di sè. Ebbe un successo fragoroso, portò la sua danza incandescente e il suo sguardo fiero nei teatri pià importanti , poi sparì misteriosamente, lasciò le scene , non se ne seppe proprio più niente. Ingoiata nel nulla....
Antonia Singla nacque nelle baracche della Barceloneta nei primi anni ‘50, nel barrio Somorrostro, costruito sulla sabbia e dal cuore gitano. Nonostante la sordità riuscì a far sua l’arte del flamenco, che viveva nella quotidianità. Per poter sentire la musica, imparò a leggere le parole delle canzoni dal cantante attraverso il labiale, e a osservare attentamente il chitarrista e “las palmas”, superando così la sordità ed entrando nel ritmo. Un ritmo che lei già aveva nell'animo e significava disperazione, lotta contro la solitudine, fierezza, riscossa...da anni difficili. Perchè il flamenco è parola, è grido, è pianto, talvolta è anche gioia ...
A soli 17 anni fece entusiasmare personalità come Dalì e Jan Cocteau, e incontrò molti altri personaggi del suo tempo. La Singla arrivò a esibirsi all’Olympia di Parigi, ballò al ritmo del jazz... ma alla fine degli anni ‘70 scomparve dalle scene. E il mistero ha cominciato ad avvolgere la sua figura.
Ed è questa figura talentuosa e straordinaria, e un pò leggenda, che affascina Paloma Zapata, la regista del film che ricostruisce, anche emotivamente, vita, carriera e il mistero della scomparsa de La Singla attraverso una ricerca puntuale e serrata, che non tralascia nessun indizio, che ripercorre ogni luogo legato alla vita della giovane donna, che riunisce documenti e testimonianze.
Nel docufilm, distribuito da Exit Media, già pluripremiato, prende dunque vita questa bailaora, che fa parte della storia del flamenco più puro. E il film si dimostra bello, dolce , passionale e coinvolgente, lasciando traccia nell'animo degli spettatori. La Singla si snoda attraverso il racconto di Helena Kaittani , giovane donna di Siviglia, alter ego della regista, amante del flamenco e dei suoi segreti, che inizia a percorrere il cammino de La Singla, partendo da un vecchio film, “Los Tarantos” del 1963 diretto da Francisco Rovira Beleta, in cui la ragazzina recitava accanto alla grande ballerina Carmen Amaya. Fu lei, nata nello stesso barrio, a scoprire il talento della piccola.
Attraverso documenti di archivio, vecchi giornali - buona parte dei materiali d'archivio proviene dall’ ex manager Paco Banegas - testimonianze , spezzoni di una danza che brucia si rivive il percorso de La Singla , la sua infanzia e prima adolescenza nella povertà e " nel silenzio", i suoi successi, la figura della madre, del padre , prima sparito e poi ripresentotasi come manager , fino alla scomparsa dell'artista di cui la ricercatrice non si dà pace continuando a cercare , cercare.....
Il film, che regala grandi emozioni, è stato presentato nel maggio scorso al Festival Latino Americano Nueva Ola, prima di andare in tour nelle sale sale italiane. Il Cinema Farnese di Roma ha proposto recentemente tre appuntamenti evento con La Singla : 17 e 27 novembre e il prossimo il 10 dicembre prossimo.
Il primo appuntamento (17 novembre) si è aperto, anticipando la proiezione del film, con la danza intensa della bailaora Michela Mancini, accompagnata dalla musica e dal cante del chitarrista Mariano Manzella. Un grande omaggio all'arte de La Singla.
Ester Ippolito


Tripudio di sport bianco celeste nello stadio Giovanni Scavo di Velletri , con la prima edizione di “La Lazio, molto più che calcio!” venerdi 29 e sabato 30 , l 'evento targato Polisportiva Lazio che ha salutato la città con il tricolore e la bandiera della Lazio discesi dal cielo e portati a braccio dai paracadutisti della SS. Lazio. La manifestazione sportiva ha ospitato venerdì cinquecentocinquanta ragazzi delle scuole primarie e secondarie dei Colli Albani, accompagnati dai docenti, affollando le tribune e le corsie dello splendido campo sportivo comunale per sperimentare, seguiti da atleti e istruttori, le diverse discipline sportive presentate dalle sezioni bianco celeste. Atletica Leggera, Automobilismo, Cinofilia, Darts, Motociclismo, Paracadutismo, Pesistica, Scherma, Taekwondo, Triathlon, alcune delle attività presentate nella due giornate dell’open day organizzato dalla storica polisportiva che, in collaborazione con il Comune di Velletri e il patrocinio del Coni Lazio Regione Lazio, ha spalancato i cancelli dello stadio Giovanni Scavo dalle prime ore della mattinata sino a sera .