Un dialogo tra Italia e Cina nel segno della scultura: “La cultura non ha nazionalità”. Un incontro tra due mondi, due sensibilità artistiche e due tradizioni culturali lontane solo geograficamente. Questo è il presupposto che ha spinto lo scultore italiano Domenico Sepe a visitare la mostra “Intimate Unthinkables”, che presenta le opere dello scultore cinese Liu Shiming (1926–2010) insieme a quelle dell’artista Adrian Elisheva Parr Zaretsky, nell’ambito della rassegna internazionale Personal Structures – Confluences, organizzata dall’European Cultural Centre Italy, esposta presso la prestigiosa sede di Palazzo Mora a Venezia, fino al 22 novembre 2026.
Domenico Sepe, artista napoletano, ha costruito la propria ricerca soprattutto attraverso la scultura figurativa, il bronzo e la rappresentazione della figura umana, affrontando temi legati alla memoria, alla spiritualità e alla dimensione civile dell’arte. Nel dicembre 2025 Sepe ha donato a Papa Leone XIV una scultura in bronzo raffigurante Papa Francesco, un’opera legata anche alla memoria dei migranti e realizzata con un pastorale in legno recuperato dai relitti del naufragio di Cutro.
La presenza del noto artista partenopeo a Venezia assume un significato che va oltre la semplice visita a una rassegna. È l’incontro tra uno scultore italiano contemporaneo e la ricerca di uno dei protagonisti della scultura cinese del Novecento, Liu Shiming, nato a Tianjin nel 1926 e formatosi alla Central Academy of Fine Arts di Pechino , considerato una figura importante nella storia della moderna scultura cinese, grazie ad un linguaggio capace di mettere in relazione la tradizione artistica cinese con gli stimoli provenienti dalla modernità occidentale. Elementi che rendono particolarmente significativo l’incontro ideale con la ricerca di Sepe.
La visita a Palazzo Mora nasce come un’occasione di confronto attraverso la scultura: di un artista italiano che guarda al lavoro di un grande maestro cinese, riconoscendo nell’arte un linguaggio capace di superare confini geografici, politici e culturali. “La cultura non ha nazionalità – sottolinea Sepe – e l’arte appartiene all’umanità. Gli artisti, anche quando provengono da mondi lontanissimi, possono incontrarsi attraverso ciò che hanno in comune: la sensibilità, la ricerca e la capacità di raccontare l’uomo.”
È questo il significato che Domenico Sepe ha inteso dare alla sua visita a Palazzo Mora: non soltanto rendere omaggio a Liu Shiming, ma ribadire il ruolo dell’arte come ponte tra i popoli. Venezia, città storicamente costruita sull’incontro tra culture, diventa così il luogo ideale per questo dialogo. Nella stessa città e nello stesso periodo in cui artisti provenienti da decine di Paesi si incontrano attraverso la Biennale e le numerose esposizioni internazionali, la visita di Sepe alla mostra di Liu Shiming assume il valore di un gesto concreto di apertura e di dialogo.