RADICI è il titolo della nuova edizione del festival estivo dei Giardini della Filarmonica, curato quest'anno dal direttore artistico Domenico Turi. Dal 18 giugno al 2 luglio, per due settimane, il festival dell’Accademia Filarmonica Romana, nel verde dei suoi giardini, si fa dialogo tra passato e presente, tra memoria e innovazione, esplorando culture da tutto il mondo, contaminando ritmi e atmosfere. Musica classica, tradizionale, elettronica, jazz, danza e teatro diventano strumenti preziosi per conoscere, comprendere e crescere. Grazie al rapporto consolidato fra l’istituzione romana e gli istituti di cultura, ambasciate e associazioni che operano nella capitale. La manifestazione è stata presentata presso la Filarmonica Romana dal Presidente Paolo Baratta e dal direttore artistico Domenico Turi.
" Una manciata di gioielli, che ognuno sceglierà secondo i propri gusti, tante pietruzze preziose raccolte in giro per il mondo. Definirei così la programmazione del Festival di quest'anno, Radici - le parole introduttive del Presidente della Filarmonica Romana Paolo Baratta. "Restiamo fedeli all’appuntamento estivo , grati alle rappresentanze ufficiali dei paesi presenti a Roma che hanno collaborato, lieti di poter proporre un programma intenso, vario e articolato nelle due proposte quotidiane, quella della Sala Casella e quella serale nei nostri Giardini. In totale 25 appuntamenti. Il nostro Festival nasce sempre da un grande impegno, affiancato da gioia, spinti da uno spirito di ricerca e dalla volontà di proporre una indagine culturale e attirare anche un nuovo pubblico, sempre dotto ma anche effervescente".
C'è molto mondo in questo progetto 2026, ritmi tradizionali di vari paesi, danze e colori , ma anche musica classica, contaminazioni, ascolto . E come ha sottolineato il direttore artistico Domenico Turi " sarà come un lungo viaggio. Il titolo RADICI nasce in parte dall'ispirazione dei nostri giardini ma anche dal valore delle radici culturali del mondo. Nasce anche per dare attenzione a quello che non si vede- le radici sono invisibili, lontane e vicine. Le radici sono tradizioni scritte e orali, suoni ancestrali, lingue e ritmi che attraversano generazioni e luoghi. Ma sono anche esperienze intime, emozioni nascoste, storie personali che plasmano ogni individuo. Come le radici di un albero, si sviluppano sotto la superficie: silenziose, complesse, fondamentali. Questo festival invita a portare alla luce queste dimensioni, trasformandole in espressione artistica”.
Ed ecco che nel programma serale, nel fascino dei Giardini, risuoneranno musiche provenienti da ogni angolo del mondo, dal Giappone , dall'Indonesia, all'Argentina, passando per Polonia, Francia e Spagna, il Mediterraneo, l'Iran... Un alternarsi di appuntamenti ricchi di ritmo travolgente e di incontri più intimi, più dolcemente musicali da ascolto e riflessione.
Il programma
Il Festival prende il via il 18 luglio, alle ore 20,00, con un " brindisi", attraversando musicalmente i brindisi più celebri con Giovanni Bietti, pianoforte e racconto, in un percorso di "degustazione musicale". A seguire (ore 21.30) il concerto Lema di Paolo Angeli. Una performance in cui il musicista sardo canta e suona la sua chitarra preparata, una sorta di “orchestra a 25 corde”, inventata da Angeli circa trent’anni fa, dalla musicalità cangiante. Influenze del free jazz, folk sardo, pop minimale, flamenco contemporaneo, musica araba e post-rock, confluiscono in una sintesi di linguaggio che costituisce lo stile personalissimo dell’artista.
Per la prima volta fa il suo ingresso nei Giardini il 19 giugno un’Orchestra di Gamelan indonesiana, grazie a un laboratorio degli studenti dell’Università La Sapienza che ha approfondito le tradizioni musicali dell’isola di Giava. Il magnetismo dell'orchestra di gamenlan avvolgerà i giardini della filarmonica romana con le risonanze di gong e metallofoni, tessendo incastri polifonici ipnotici e coinvolgenti. La serata viene preceduta dal concerto Architetture sonore in Sala Casella che conclude l’anno accademico del Master di interpretazione della musica contemporanea del Conservatorio Santa Cecilia di Roma. L'incontro prevede una prima assoluta di Lorenzo Marino, vincitore del Premio Valentino Bucchi 2025.
Ritorna l'appuntamento con Musica Amata, il 20 giugno, cui si affianca come novità il progetto di Danza Amata: un viaggio danzante tra Cuba , Messico, Colombia, Perù e Italia, un dialogo sonoro ricco di colori, con la collaborazione dell'Associazione Culturale Timbalaje. Il Festival dà spazio agli amatori e dilettanti (nel senso nobile del termine) che suonano e danzano non per professione ma per passione, ritornando alle radici dell’Accademia Filarmonica, nata nel 1821 per volontà di alcuni nobili dilettanti romani. Il 20 giugno, dunque,in programma , prima delle performance di danza, il concerto dell’Orchestra Classica della Scuola Popolare di Musica di Testaccio, diretta da Massimo Munari.
A grande richiesta, il 21 giugno, tornano nei Giardini i Munedaiko, gruppo formato dai tre fratelli Mugen, Naomitsu e Tokinari Yahiro, che tramanda la pratica millenaria del Taiko, i tradizionali tamburi giapponesi, dal suono potente e ancestrale. In Sala Casella una insolita formazione di quartetto di viole, con Luca Sanzò, violista di lunga esperienza, insieme a tre giovani talenti Simona Ruisi, Michela Marchiana e Mara Badalamenti, esplora la scrittura contemporanea per questo strumento, con l’esecuzione di brani di Daniele Carnini (in prima assoluta), Francesco Giore e Giona Mason.
Un omaggio alla musica francese, il 23 giugno, con Miniature per arpa affidato a Lucie Spedicato, vincitrice del Premio Valentino Bucchi per l’Interpretazione della Musica Contemporanea 2025. L’arpista prende le mosse dalle rarefatte atmosfere del primo Novecento francese per giungere alle più audaci esplorazioni sonore odierne. A seguire nei Giardini il concerto del polacco Atom String Quartet, formazione unica nel suo genere, che unisce la tradizione quartettistica classica con l’improvvisazione e la world music.
Il 24 giugno una serata a teatro nei Giardini con Per futili motivi di Andrea Muzzi, regia di Marco Carniti, con gli attori Carlotta Proietti ed Ermenegildo Marciante. Una storia ambientata in un futuro distopico nel quale l’odio diventa legge e collante sociale, e in cui l’aggressività la fa da padrone; unica arma, la forza disarmante della gentilezza. Apertura della giornata con l’omaggio a Ennio Morricone in versione duo, con il violoncello di Alessandro Guaitolini e il pianoforte di Emanuele Stracchi, che esegue alcune pagine della sua musica per film in originali trascrizioni per violoncello e pianoforte.
Gradito ritorno del pianista e divulgatore Luca Ciammarughi che il 25 giugno propone un concerto eclettico, dove l’Adagietto di Mahler incontra Life on Mars? di David Bowie, svelando l’anima segreta del pianoforte tra pop e musica classica. Nei Giardini un salto nel Seicento con il Thaleia Ensemble: Ángela Lobato del Castillo (violoncello), Laura Martínez Boj (soprano) e Marina Bonetti (arpa) guidano il pubblico alla scoperta del repertorio meno noto, se non sconosciuto, delle compositrici del Barocco spagnolo e italiano.
Immancabile la giornata dedicata alla cultura iraniana, divenuta negli anni uno degli appuntamenti di maggior richiamo del Festival. Il 26 giugno si approfondiranno le tradizioni musicali persiane, dal repertorio più antico alle nuove tendenze della musica d’oggi. In Sala Casella le sorelle Leila e Sara Shirvani (violoncello e pianoforte) con l’attrice e autrice Barbara Amodio sono impegnate nel concerto SVELATA/mente in cui si ascolteranno brani tradizionali, altri di stampo più classico o influenzati dalla cultura persiana. Nei Giardini il concerto con strumenti più tradizionali: sul palco la cantante Ghazal Ansarirad, la virtuosa Sahba Motallebi fra le maggiori interpreti del tar, e i tre fratelli Reza, Navid e Hamid Mohsenipour. Una serata che svelerà le sinergie tra tradizione e modernità di un ricchissimo contesto artistico qual è il Medio Oriente.
Il 27 giugno nei Giardini La notte del tango è l’omaggio all’Argentina dell’ensemble Aguante, che con i danzatori Cristina e Leonardo Elias ripercorre la storia del tango con alcuni dei suoi autori più celebri, fra cui, immancabile, Astor Piazzolla. In Sala Casella il secondo appuntamento di Musica Amata con due formazioni in Quintetto che eseguono lavori di Mozart e Schubert.
Il 30 giugno si rinnova la collaborazione con il Master in Sonic Arts dell’Università di Roma “Tor Vergata” che vede il coinvolgimento anche di college e università americane: il concerto Il suono dell'invisibile. Omaggio a Rilke e Monet nel centenario della scomparsa raccoglie i lavori in prima assoluta realizzati in un dialogo interdisciplinare tra musica, letteratura e arti visive, sintesi tra innovazione tecnologica e ricerca artistica contemporanea. Segue nei Giardini Ballads: elogio della lentezza con la voce di Raffaella Misiti e il racconto di Arianna Gaudio, accompagnate da un ensemble strumentale. È l’occasione per abbassare i toni e le luci, riscoprire l’andamento lento e la necessità di riprendersi il tempo, lasciandosi andare alla musica, al canto, alle parole. La serata è introdotta da Vincenzo Martorella, voce autorevole della storia del jazz e critico musicale.
Il 1° luglio L’utopia del suono: omaggio a Henze, ricorda nel giorno esatto in cui cadono i cento anni della nascita, uno dei compositori più grandi del nostro tempo, che scelse l’Italia come paese d’azione. Il Cimarron Ensemble Duo, ovvero Ivan Mancinelli alle percussioni e Christina Schorn-Mancinelli alla chitarra, propone le musiche del maestro, accanto a quelle di Stefano Taglietti, Luca Lombardi e a una prima esecuzione assoluta di Francesco Antonioni. Segue nei Giardini il concerto di Vento, progetto internazionale franco-italo-brasiliano, nato dall’idea del pianista italiano Davide Petrillo e del chitarrista e poeta brasiliano Fernando Schirr, di creare un collettivo di artisti dedito all’esecuzione delle composizioni del duo e della vasta tradizione di musica brasiliana. Il repertorio attraversa un’ampia gamma di ritmi afro-brasiliani e li fa dialogare con testi d’autore in lingua portoghese e italiana, dalla impronta jazzistica.
La giornata conclusiva del 2 luglio si alternerà fra teatro e musica. In Sala Casella un omaggio a Pirandello con la prima assoluta di L’amore che ti diedi: le verità di Maria Antonietta e Lietta Pirandello due melologhi per voce recitante, cantante e tre strumenti solisti – il primo, con libretto di Cecilia d’Amico e musica di Stefano Cucci, il secondo di Giovanni Maria Briganti e musica di Fausto Sebastiani. I melologhi nascono in occasione dei 90 anni dalla scomparsa di Luigi Pirandello che ricorrono nel 2026 e ripercorrono il vissuto familiare del celebre drammaturgo, la personalità complessa e il suo rapporto con la dimensione affettiva femminile. Spunto narrativo è leggere sotto un altro aspetto la cosiddetta “follia” di Maria Antonietta Portolano, moglie di Pirandello, e il ruolo della figlia Rosalia Caterina (al secolo Lietta), in base a nuovi elementi narrativi. Troviamo sul palco l’attrice Valeria Nardella, i cantanti Anna Laura Tamburro (soprano) e Alessio Neri (basso), e un ensemble strumentale diretto da Stefano Cucci.
Gran finale nei Giardini con l’entusiasmo e l’allegria della Colombian Latin Band, l’orchestra di studenti del Conservatorio del Tolima che rilegge la tradizione popolare del proprio Paese attraverso il linguaggio dell’improvvisazione jazzistica.
Il punto ristoro dei Giardini quest’anno sarà curato da OSTEnse “vini, birre, fermenti e vivande”.

Tutto il programma su filarmonicaromana.org
Biglietti: da 5,50 a 26 euro (comprensivi di prevendita).
Info: tel. 342 9550100, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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Credit
Foto Munedaiko Max Pucciarello